| I. Titolo e dati bibliografici | ||
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00. Schedatore/Schedatrice
Gregores Pereira, Paula
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01. Autore
Maffei, Scipione
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02. Titolo
Raguet, Il
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03. Titolo completo
Il Raguet. |
04. Manoscritti
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05. Edizioni utilizzate
[Scipione Maffei], Il raguet, Venezia, Sebastiano Coleti, s. a. [Scipione Maffei], Il raguet, Verona, Giannalberto Tumermani, 1747. |
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| II. Tipo | ||
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06. Genere
Commedia. |
06. Sottogenere
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07. Generi interni
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| III. Personaggi e rapporti |
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08. Elenco dei personaggi
Flavio sotto nome di Alfonso; Idalba, vedova; Ermondo; Anselmo, padre di Ersilia; Ersilia; Despina, cameriera di Ersilia; Fazio; Capitano; Lippo, servitor di Flavio; Aliso, servitor di Ermondo. |
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09. Protagonisti
Ersilia, Alfonso, Ermondo. Alfonso ed Ermondo sono i due forestieri che arrivano in città e che si contenderanno, nel corso degli eventi, la mano di Ersilia. La commedia ruota attorno agli equivoci generati dalla confusione tra Ernando e Alfonso. Ersilia è invece la donna protagonista, promessa sposa ad Alfonso, ma corteggiata anche da Ermondo, che alla fine respingerà entrambi a causa del loro – a suo parere – ridicolo modo di parlare. |
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10. Personaggi e maschere della commedia dell’arte o da essi derivati
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11. Valore allusivo dei nomi dei personaggi
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12. Rapporti fra i personaggi
Anselmo, padre di Ersilia; Despina, cameriera di Ersilia; Alfonso-Ersilia: promessi sposi; Ermondo, innamorato di Ersilia; Idalba, innamorata di Ermondo; Lippo, servitore di Alfonso; Aliso, servitore di Ermondo. |
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13. Personaggi speculari
Ersilia ed Ermondo (ma anche Alfonso): Ersilia abborrisce il parlare alla moda e spregia chi lo adotta, mentre Ermondo lo ammira, considerandolo un segno identitario e di una certa elevatezza culturale. Seppur non così visibilmente, anche Alfonso apprezza tale modo di parlare, poiché lo fa apparire più colto di quanto non sia, elemento che rende anche lui un personaggio opposto rispetto ad Ersilia. |
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14. Soliloqui e monologhi di particolare importanza
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15. Dialoghi e successioni di monologhi di particolare importanza
III.2, Ermondo ed Ersilia: dialogo centrale che trasmette le idee di Ermondo attorno alle ‘buone maniere’ francesi e la reazione di netto rifiuto da parte di Ersilia; IV.2, Idalba e Anselmo: argomenti a favore e contro il parlare alla moda. |
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16. Uso particolarmente rilevante degli a parte
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17. Personaggi che parlano solo in verso
Tutti. |
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18. Personaggi che parlano solo in prosa
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19. Personaggi che parlano a soggetto
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20. Personaggi che alternano testo scritto e improvvisazione
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21. Personaggi che parlano solo in italiano
Tutti. |
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22. Personaggi che parlano solo in dialetto, in forme di italiano regionale o storpiato, o in una lingua straniera
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23. Uso significativo e iterativo di figure retoriche o risorse simili
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| IV. Intreccio |
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24. Riassunto dell’argomento del testo
Atto I. In giardino, Ersilia e Idalba parlano di un giovane forestiero – che poco dopo capiremo essere Ermondo – recentemente giunto in città: mentre Ersilia ne apprezza l’aspetto, disprezzandone però il modo di parlare “alla moda”, Idalba lo trova invece molto affascinante. Ersilia esprime inoltre i suoi dubbi circa l’identità dell’uomo, temendo che possa trattarsi di un certo Fravio Trinci, l’uomo con cui suo padre avrebbe combinato il suo matrimonio e che, a suo avviso, in qualsiasi momento avrebbe potuto recarsi in città sotto mentite spoglie per conoscere la famiglia della promessa sposa, senza che lei se ne accorgesse, con il solo scopo di farsi un’opinione su di lei prima delle nozze. Ersilia parte e Idalba resta in giardino, dove la raggiunge Ermondo, che confessa di essere innamorato di Ersilia. Idalba chiede a Ermondo se il suo vero nome sia Flavio. ma lui non sa di cosa stia parlando Idalba, per cui, di conseguenza, lei gli consiglia di non fare la corte ad Ersilia, dato che è già stata promessa in matrimonio. Arriva poi Despina, cameriera di Ersilia, ed Ermondo, che, dopo aver risolto un malinteso derivato del suo modo di esprimersi, le chiede se la sua padrona sarebbe aperta a una proposta matrimoniale, ma Despina si mantiene cauta nel rispondere e, dopo un dialogo segnato da equivoci dovuti alla mancata comprensione del modo di parlare di Ermondo, parte. Aliso, che aveva mediato nel dialogo vista la sua capacità di intendere sia il modo di parlare del padrone sia le difficoltà di comprensione degli altri personaggi, consiglia a Ermondo, senza successo, di modificare il suo modo di parlare. Atto II. L’atto si apre con l’arrivo in giardino di Alfonso, accompagnato dal servo Lippo. Alfonso è in realtà Flavio Trinci, promesso sposo di Ersilia, che decide di presentarsi sotto falso nome per osservare liberamente la donna. Anche se in questa scena parla in maniera consueta, Alfonso decide di cambiar parlata e cominciare a usare il linguaggio alla moda, dato che – secondo la sua percezione – alla gente piace. Alfonso viene a sapere che Ersilia è corteggiata da Ermondo e si sente tradito, ma non sa che in realtà è tutto frutto di un equivoco. Anselmo, padre di Ersilia, riceve la notizia dell’arrivo di un altro forestiero in città e, nel sospetto che possa essere Flavio, va a incontrarlo per dargli il benvenuto e presentargli Ersilia, incentivando il primo incontro fra i promessi sposi, che è fortemente segnato da incomprensioni linguistiche che finiscono per degenerare in un nuovo malinteso sulle promesse matrimoniali, cosa che induce Alfonso ad allontanarsi indignato. Ersilia dopo questo incontro comincia a sospettare che Alfonso sia in realtà Flavio, ma le somiglianze con Ermondo la fanno dubitare, motivo per cui decide di aspettare l’arrivo di una lettera di Ortensio (che era stato incaricato di organizzare le nozze) che possa sciogliere i suoi dubbi. Atto III. Ermondo viene a sapere dal servo Aliso dell’esistenza di un ritratto che sembra raffigurare Ersilia, portato all’osteria in cui alloggiano da un forestiero arrivatoci con diverse cose da vendere. Avviene un incontro di Ermondo con Ersilia, durante il quale lui la invita a pranzo, ma lei lo respinge e va via. Anselmo, a sua volta, è invece convinto che Ermondo – proprio per il suo particolare modo di parlare – sia il promesso sposo di Ersilia e si mostra entusiasta all’idea che possa sposare sua figlia e così lo racconta a Idalba, che invece non è così sicura della cosa e gli consiglia di aspettare la conferma che sia veramente lui, prima di organizzare il matrimonio. Anselmo, dunque, chiede a Ermondo il suo vero nome ma egli non capisce la domanda, dato che non ha mai mentito al riguardo. Subito dopo, proprio quando Anselmo sta per convincersi che Ermondo non sia Flavio, il giovane gli fa vedere il ritratto di Ersilia che precedentemente Aliso aveva comprato in osteria ed Anselmo torna a pensare che sia proprio lui il misterioso promesso sposo, dato che era stato lui a inviare quel ritratto ad Ortensio per darlo a Flavio Atto IV. Alfonso continua a cercare informazioni in città che verifichino – o meno – se Ersilia davvero sta per sposare un forestiero. Nel frattempo, Anselmo e Idalba discutono del “parlar alla moda”: mentre Idalba ne elogia il prestigio e il fascino, Anselmo condanna l’innaturalità e la confusione linguistica che questo modo di parlare genera. Nella conversazione, Idalba confessa che è interessata a sposare lo straniero che non sposerà Ersilia, dato che è ricco. Alfonso finalmente riesce a parlare con Aliso, che gli conferma che è già stata organizzata la cerimonia del tocco della mano fra Ersilia ed Ermondo, ma asserisce anche che tutti sono convinti che Ernando sia Flavio e che proprio per tale ragione è stata organizzata la cerimonia. Alfonso capisce che c’è stato un malinteso e si avvia a risolverlo. Atto V. Anselmo è ormai intenzionato a concludere il matrimonio di Ersilia con Ermondo, pur continuando a nutrire dubbi e a non ricevere notizie chiarificatrici da Ortensio. L’arrivo di Alfonso, tuttavia, chiarisce definitivamente l’equivoco: egli rivela la propria vera identità, quella di Flavio Trinci, e presenta come prova una lettera firmata da Ortensio. Anselmo chiede dunque del ritratto ed Alfonso confessa di averlo smarrito. Si chiarisce finalmente la situazione ed Anselmo parte con Alfonso per spiegare il tutto ad Ersilia. Ermondo, dunque, narra quanto successo a Idalba, appena arrivata, e lei se ne rallegra, dato che vuole che Ermondo sposi lei, persona che custodisce e conserva i suoi costumi, e non Ersilia, che li spregia. Tuttavia, Ermondo rifiuta Idalba quando viene a sapere che sta cercando di imparare a parlare alla moda ma che non ci riesce, dato che, stando alle sue parole, «non può credere quanto gli orecchi m’offenda chi vuole parlar così e non sa». Per questo motivo decide di partire e andare via dalla città, mentre Idalba si rende conto di quanto il parlar da raguet sia una cosa ridicola. Alla fine, neanche Alfonso sposerà Ersilia, dato che la dama lo abborrisce profondamente per via del suo modo di parlare, e Anselmo, che prima l’aveva considerato un problema minore, dopo una lunga e confusa conversazione con Alfonso, piena di equivoci e segnata da una marcata impossibilità di comunicazione, decide che non vale la pena di sottoporre la figlia a quel matrimonio e matura l’dea che sia meglio per lei darla in sposa a Mario, un gentiluomo che era da tempo interessato a lei e di cui Ersilia confessa essere innamorata. |
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25. Tema principale
Gli equivoci linguistici prodotti dal “parlar alla moda” e le loro conseguenze. |
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26. Temi secondari
La moda, l’incomunicabilità. |
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27. Comicità
Il riso è provocato lungo tutta la commedia dalle diverse situazioni create con i malintesi derivanti dalla particolare parlata dei forestieri, incomprensibile per altri personaggi e spesso da parte loro presi come oggetto di burla. |
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28. Elementi polemici, satirici e parodici
La commedia presenta una componente polemica e satirica rivolta contro il “parlar alla moda” o il “parlar da raguet”, che si manifesta in questo testo come l’uso di un linguaggio artificioso che mescola italianismi e francesismi che sarebbe vincolato a una certa superiorità culturale. Questa parlata viene sempre messa in risalto per mezzo di numerose scene in cui serve solo a generare malintesi e a complicare tutte le situazioni comunicative fino a divenire il motivo decisivo di rottura della promessa di matrimonio della coppia principale. |
| V. Luogo e tempo |
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29. Luogo generale
Livorno. |
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30. Cambiamenti di luogo
Tutta l’azione si svolge in un giardino pubblico, come indicato nella didascalia iniziale. |
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31. Durata totale dell’azione
Un giorno, dalla mattina alla sera.
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32. Soluzione di continuità temporale fra gli atti o fra le scene
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33. Indicazioni esplicite sul momento temporale presenti nelle battute o nelle didascalie
I.1.50-52, Idalba: «io mi stupiva / che lasciasse passar questa mattina / senza mostrarsi»; I.3.5-6, Aliso: «Allorchè questa giovine iersera / vi dimandò la tabacchiera»; IV.3.18-19, Aliso: «il tocco della mano / seguirà forse questa notte»; IV.6.14-15, Lippo «stanotte / si toccherà la mano»; V.3.14-15, Idalba: «Iersera essendo nella / sala di certa mia parente»; V.3.21, Idalba: «Questa mattina ancora»; V.4.26, Ermondo: «Che da questa città partiam domani». |
| VI. Rispetto della regola delle tre unità | |
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34. Tempo
Sì
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35. Circostanze temporali
L’azione comincia un giorno di mattina, a cui si fa riferimento nel primo atto, e si chiude la sera, prima del tocco della mano ufficiale fra la coppia protagonista, che era programmato per la notte dello stesso giorno (§ 33). |
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36. Luogo
Sì
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37. Circostanze spaziali
Dopo l’elenco dei personaggi viene indicato «La scena è in un giardino di publico passegio in Livorno», indicazione che sembra prescrivere una scena stabile e che non viene contraddetta da nessun altro riferimento didascalico lungo lo sviluppo dell’opera. Si fa, anzi, riferimento al giardino in numerosi momenti nel corso della commedia (cfr. ad esempio I.2.13-14: «A lei senz’essa riuscirà noioso / il giardino, e ’l passeggio»; IV.1.75-76: «suole /capitare a giardino su quest’ora»; V.2.16: «Qui nel giardino»). |
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38. Azione
Sì
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39. Circostanze particolari dello sviluppo dell’argomento
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| VII. Elementi materiali, performativi e didascalici |
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40. Uso di oggetti particolari
Elementi fondamentali per dimostrare l’identità di Flavio di fronte ad Anselmo sono un ritratto di Ersilia ed una lettera di Ortensio. La perdita del ritratto di Ersilia che Alfonso portava con sé e la sua caduta nelle mani di Ermondo (cfr. III.1, III.6 e V.2) scatena gli equivoci, mentre sarà invece la lettera portata da Alfonso (cfr. V.2) a sciogliergli. |
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41. Uso di effetti sonori e musicali
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42. Uso di effetti speciali
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43. Scena con ampia presenza di personaggi
Sono scarse le scene che presentano configurazioni di personaggi numerosi. Le scene si articolano, piuttosto, attorno a due o tre personaggi. Il maggior numero di personaggi apparsi simultaneamente sul palcoscenico, cinque, compare nella scena conclusiva (Anselmo, Ersilia, Alfonso, Despina, Aliso), in coincidenza con la rottura della promessa di matrimonio e la risoluzione della trama, mentre due altre scene vedono la compresenza di quattro personaggi: II.6 (Ersilia, Despina, Alfonso, Idalba: momento del primo incontro fra Ersilia ed Alfonso) e III.2 (Ersilia, Despina, Ermondo, Aliso: corteggiamento di Ersilia da parte di Ermondo). |
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44. Didascalie di particolare importanza
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| VIII. Prima recita |
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45. Prima recita
Cfr. § 46. |
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46. Altre recite nel Settecento
Ne Lo stampatore a’ lettori dell’edizione del 1747 si legge: «questa Comedia è stata recitata due mesi sono in questa città [Verona] con infinito gradimento, e fatta però replicare più e più volte», ma non risultano dati più concreti che permettano di stabilire una cronologia o determinare quale sia stata la prima recita. |
| IX. Il testo in Goldoni |
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47. Riferimenti, diretti o indiretti, al testo o al suo autore presenti negli scritti o nelle opere di Goldoni
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48. Aspetti del testo particolarmente rilevanti in rapporto con il teatro goldoniano.
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| X. Altri eventuali dati d’importanza presenti nei paratesti proemiali e altre osservazioni d’interesse |
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49. Dati dei paratesti
Al tema della commedia e al suo rapporto con l’Italia coeva fa riferimento l’editore, che asserisce, ne L’editore a chi legge ([Scipione Maffei], Il raguet, Venezia, Sebastiano Coleti, s. a., p. 3); poi riprodotto nell’edizione del 1747), che «la commedia prende di mira l’usanza insinuatasi a poco a poco in molte parti d’Italia, di parlare mezzo italiano e mezzo straniero, e di corrompere il linguaggio con quantità di nuove e stravaganti parole, guastando così le due più belle lingue del mondo, con mescolare, e malamente storpiare, l’una e l’altra, per non comprendersi talvolta la proprietà e le vere significazioni né di questa né di quella». |
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50. Osservazioni
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