I. Titolo e dati bibliografici
00. Schedatore/Schedatrice
Aloisio, Alessandra
01. Autore
Spinola, Giovanni Andrea (comosciuto anche come Giovanni Aleandro Pisani)
02. Titolo
Ariodante, L'
03. Titolo completo

L'Ariodante

04. Manoscritti
-
05. Edizioni utilizzate

Spinola, Giovanni Andrea, L’Ariodante, drama di Giouann’Aleandro Pisani. Da rappresentarsi nel teatro del Falcone di Genoua l’anno 1655. Posto in musica da Gio. Maria Costa, e dedicato all’illustriss. signora Maria Brigida Franzona Spinola, Genova, Benedetto Guasco, 1655. Spinola, Giovanni Andrea, L’Ariodante, dramma per musica vscito sotto nome di Giovann’Aleandro Pisani, e rappresentato nel Teatro del Falcone di Genoua l¡Anno 1655. Dedicato all¡Illustrissima Sig.ra N. N., in Id., Il cuore in volta, e ’l cuore in scena, saggio di lettere, e poesie, e componimenti dramatici dell’jllustrissimo sig. Giannandrea Spinola, pubblicati da G.G.B. e dedicati all’jllustrissimo sig. Antonio Negroni oue sj contengono drami per musica, Genova, Antonio Casamara, 1695, pp. 1-101.

II. Tipo
06. Genere

Dramma per musica.

06. Sottogenere
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07. Generi interni
-
III. Personaggi e rapporti
08. Elenco dei personaggi

Versione 1655: Re d’Inghilterra; Ginevra, figlia del Re, innamorata d’Ariodante; Ariodante, cavaliere forestiero, favorito dal Re, amante di Ginevra; Lurcanio, fratello d’Ariodante; Polinesso, Duca d’Albania, amante di Ginevra; Dalinda, dama confidente di Ginevra, innamorata di Polinesso; Rinaldo, paladino; Zoilo, araldo del Re; Irene, nutrice di Ginevra; Trattugo, Caporale genovese, e Coralto, bravi di Polinesso; Pescatore Nunzio; Coro di soldati; Il Sole; La Notte.

Versione 1695: Re d’Inghilterra; Ginevra, figlia del Re, innamorata d’Ariodante; Ariodante, cavaliere forestiero, favorito dal Re, amante di Ginevra; Lurcanio, fratello d’Ariodante; Polinesso, Duca d’Albania, amante di Ginevra; Dalinda, dama confidente di Ginevra, innamorata di Polinesso; Rinaldo, paladino; Zoilo, araldo del Re; Irene, nutrice di Ginevra; Monello e Coralto, bravi di Polinesso; Pescatore Nunzio; Coro di soldati; Il Sole; La Notte.

09. Protagonisti

Ariodante e Ginevra. L’azione drammatica si concentra prevalentemente su di loro e sul loro rapporto, attorno al quale si sviluppa il conflitto principale dell’opera (l’inganno orchestrato da Polinesso e le sue conseguenze).

10. Personaggi e maschere della commedia dell’arte o da essi derivati

Versione 1655: Il Caporale è una maschera di matrice genovese, riconducibile a una variante locale della maschera del Capitano della commedia dell’arte, di cui riprende i tratti tipici dello spaccone, volgare e millantatore. Spinola recupera dunque una maschera locale particolarmente in voga in quegli anni, caratterizzata dall’uso del dialetto genovese, introdotta per la prima volta in ambito teatrale da Anton Giulio Brignole Sale nella commedia I due anelli simili, rappresentata durante il carnevale del 1637 e pubblicata postuma tra il 1670 e il 1671.

Versione 1695: Il personaggio di Monello sostituisce il Caporale Trattugo dell’edizione del 1655. La componente di maschera locale genovese risulta attenuata: il personaggio non è più qualificato come «Caporale genovese» e perde l’esplicita riconducibilità alla tradizione del Capitano della commedia dell’arte.

11. Valore allusivo dei nomi dei personaggi

Versione 1655: Il termine «Trattugo», di norma attestato al femminile, significa “tartaruga” o, più probabilmente in questo contesto, “tartarugo”. Il soprannome sembra finalizzato a produrre un effetto comico per contrapposizione, in relazione al mestiere di bravo esercitato dal Caporale, e può alludere anche a tratti fisici quali la rugosità o un aspetto vizzo e grinzoso. In tal senso, il nome contribuirebbe a rafforzare, per antitesi caricaturale, la rappresentazione di un individuo ormai anziano e lento, incongruamente associato a una professione che presupporrebbe invece prestanza fisica e destrezza.

È plausibile che il nome del pescatore «Nunzio» alluda alla funzione drammaturgica del personaggio, incaricato di annunciare la morte di Ariodante.

Versione 1695: Il nome «Monello», che sostituisce «Trattugo», non presenta evidenti valenze allusive di carattere fisico o caricaturale analoghe a quelle del 1655; esso insiste piuttosto su una connotazione comportamentale generica (vivacità, impertinenza).

Il nome del pescatore «Nunzio» mantiene la medesima funzione allusiva già riscontrata nell’edizione del 1655.
12. Rapporti fra i personaggi

Versione 1655: Re d’Inghilterra-Ginevra, padre e figlia; Ginevra-Ariodante, innamorati; Ariodante-Lurcanio, fratelli; Dalinda-Ginevra, dama confidente e signora; Polinesso-Caporale e Coralto, padrone e bravi; Zoilo-Re d’Inghilterra, araldo e sovrano; Irene-Ginevra, nutrice e figlia affidata.

Versione 1695: Re d’Inghilterra-Ginevra, padre e figlia; Ginevra-Ariodante, innamorati; Ariodante-Lurcanio, fratelli; Dalinda-Ginevra, dama confidente e signora; Polinesso-Monello e Coralto, padrone e bravi; Zoilo-Re d’Inghilterra, araldo e sovrano; Irene-Ginevra, nutrice e figlia affidata.

13. Personaggi speculari

In entrambe le versioni: Ariodante-Polinesso, incarnano, rispettivamente, l’amante leale e l’amante sleale di Ginevra; Ariodante-Rinaldo, entrambi intervengono per salvare Ginevra; Ginevra-Dalinda, entrambe coinvolte nello stratagemma di Polinesso, che induce Dalinda a travestirsi da Ginevra; Irene-Polinesso, entrambi artefici di un inganno; Irene-Dalinda, innamorate non ricambiate, confidenti di Ginevra, entrambe ricorrono al travestimento come strumento dell’inganno.

Differenze fra le due versioni:

Versione 1655: Caporale-Coralto, entrambi bravi al servizio di Polinesso.

Versione 1695: Monello-Coralto, entrambi bravi al servizio di Polinesso.

14. Soliloqui e monologhi di particolare importanza

I.1, soliloquio di Polinesso nel quale lamenta le pene d’amore per Ginevra; I.4, soliloquio di Dalinda, afflitta e indecisa se rivelare a Polinesso che l’unico amore di Ginevra è Ariodante; I.14, soliloquio di Ariodante in cui tenta di autoconvincersi dell’amore di Ginevra nei suoi confronti; II.4, monologo di Ariodante che, dopo aver visto Polinesso in compagnia di Dalinda creduta Ginevra, si paragona a Icaro per essere volato troppo in alto e tenta di togliersi la vita con la spada; II.9, soliloquio di Ariodante nel quale manifesta il desiderio di uccidersi con la spada dopo aver appurato il presunto tradimento di Ginevra; II.15, monologo del pescatore Nunzio che annuncia la morte di Ariodante, avvenuta dopo la scoperta del presunto tradimento di Ginevra, e ne riferisce le circostanze; III.2, soliloquio di Polinesso che teme la scoperta dell’inganno e la conseguente condanna a morte di Ginevra, evento che gli impedirebbe di sposarla e di diventare re; III.8, monologo di Rinaldo nel quale svela ai presenti l’inganno di Polinesso; III.9, monologo finale di Ariodante che rivela di non essere morto, racconta di essere stato salvato da alcuni pescatori e, pur non conoscendo ancora l’innocenza di Ginevra, spiega di essersi presentato al duello per salvarla.

15. Dialoghi e successioni di monologhi di particolare importanza

I.8, Dalinda, mentre Polinesso è nascosto ad ascoltare, comunica a Ginevra l’amore del duca per lei, Ginevra dichiara tuttavia di detestarlo; I.13, Polinesso afferma, alla presenza di Ariodante, che Ginevra sarebbe disposta a sposarlo, Ariodante propone un duello, ma Polinesso gli dà appuntamento notturno affinché possa verificare di persona l’amore di Ginevra (in realtà Dalinda travestita); II.5, Lurcanio tenta di dissuadere Ariodante dal suicidio; II.15, Ginevra viene accusata di tradimento da Lurcanio e dal Re.

16. Uso particolarmente rilevante degli a parte

I.3, negli a parte Dalinda esprime la delusione per non essere amata da Polinesso («Potrai far ch’altri goda / Quel ben di cui godesti? / Vuole ei farsi d’un’altra, e tu il vorrai? / Ah no, non farà mai») e manifesta l’incertezza circa l’opportunità di rivelargli che Ginevra ama Ariodante («Tu che sai di Ginevra / Gli amorosi pensieri […] / Scopri dunque al tuo vago / Di Ginevra gli amori, e lo distogli / Da suoi novelli ardori»).

I.8, negli a parte di Ginevra, Dalinda e Polinesso, Dalinda afferma che Ariodante non è un marito adatto in quanto semplice cavaliere e allude all’esistenza di un amante più degno, identificabile in Polinesso, che è in ascolto e spera che Ginevra venga persuasa («Amore fa ch’ella cada»). Ginevra, dopo aver finto un iniziale interesse («I miei son scherzi, o Amore, / Mentre la lingua è ver, ma non il core»), che suscita il timore di Dalinda, innamorata di Polinesso («S’ella s’arrende io son perduta»), dichiara apertamente di detestarlo.

II.15, l’a parte di Polinesso («Ahimè, son morto») esprime la preoccupazione per le conseguenze del proprio piano in seguito all’annuncio, da parte di Nunzio, della morte di Ariodante.

III.8, negli a parte di Polinesso all’arrivo di Rinaldo con Dalinda, creduta morta, emerge la consapevolezza della scoperta dell’inganno («Io mi sento morire»; «Ohimè, vive Dalinda? Io son spedito?»).
17. Personaggi che parlano solo in verso

Tutti.

18. Personaggi che parlano solo in prosa
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19. Personaggi che parlano a soggetto
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20. Personaggi che alternano testo scritto e improvvisazione
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21. Personaggi che parlano solo in italiano

Versione 1655: Tutti, ad eccezione del Caporale Trattugo (genovese).

Versione 1695: Tutti.

22. Personaggi che parlano solo in dialetto, in forme di italiano regionale o storpiato, o in una lingua straniera

Versione 1655: Il Caporale Trattugo, che parla in genovese. Versione 1695: Nessuno.

23. Uso significativo e iterativo di figure retoriche o risorse simili

I.6, iperbole attraverso cui Ariodante dichiara Ginevra superiore al sole: «Cela o Sole i vaghi Splendori / Quando volge Ginevra lo sguardo, / Han tuoi raggi un lume buggiardo, / Ma quegl’occhi han veri gli ardori»; I.16, nel soliloquio della personificazione della Notte è presente l’allegoria «Quella notte son io», seguita da una sequenza di metafore: «Riposo de mortali, / Dolce fine de mali / Bella madre de sogni, / Gran Regina de l’ombre,»; II.4, metafora implicita in cui Ariodante si paragona a Icaro per aver volato troppo in alto nell’amore per Ginevra: «Con ali di cera / Mi sospinse à le stelle / Speranza lusinghiera / Ma subito al lume / D’empie luci, ma belle / Si disciolser le piume, / E ’l tropp’ardir, se nel volar cadei / Fu la caggion dei precipitij miei»; II.5, Lurcanio esprime la propria disillusione dopo aver assistito al tradimento di Ginevra mediante la metafora: «È la donna un mare infido, / che naufragi in sen nasconde,»; II.10, la personificazione del Sole ricorre a metafore riferite alla notte e all’alba: «La gran madre degli horrori / habbia tomba di splendori»; II.15, il Re accusa Ginevra attraverso una sequenza di metafore ingiuriose: «[…] fiera, / Tigre, mostro, megera;», cui fa seguito, in battute successive, l’ulteriore metafora «Mostro d’impurità».

IV. Intreccio
24. Riassunto dell’argomento del testo

Il riassunto dell’intreccio risulta sostanzialmente lo stesso per entrambe le edizioni (1655 e 1695) con il personaggio del Caporale sostituito da Monello nella versione del 1695.

Atto I. L’atto si apre con un soliloquio di Polinesso che lamenta le proprie pene d’amore verso Ginevra. Ariodante manifesta al fratello Lurcanio il suo amore per la principessa e la convinzione di esserne ricambiato, mentre Lurcanio tenta di instillargli il dubbio. Ginevra e Ariodante si scambiano dichiarazioni d’amore, finché Irene avverte Ginevra che il Re la attende. In seguito, Dalinda esprime la propria afflizione e l’incertezza se rivelare a Polinesso che l’unico amore di Ginevra è Ariodante. Dalinda tenta quindi di persuadere Ginevra che Ariodante non sia un marito adatto poiché semplice cavaliere e, mentre Polinesso ascolta di nascosto, allude all’esistenza di un amante più degno, identificabile nello stesso Polinesso. Ginevra, dopo aver finto un iniziale interesse, dichiara apertamente di detestarlo. Dalinda invita allora Polinesso a rinunciare a un amore non corrisposto e a rivolgere le proprie attenzioni verso di lei, che lo ama sinceramente. Polinesso le chiede di vestirsi con gli abiti di Ginevra, proposta che Dalinda accetta. Parallelamente, Irene dichiara il proprio amore al Caporale/Monello, che la respinge per via dell’età; per vendicarsi, Irene decide di ordire uno scherzo, promettendogli di aiutarlo a conquistare l’amata. Polinesso informa Ariodante che Ginevra sarebbe disposta a sposarlo; Ariodante, di fronte a tale rivelazione, propone di sfidare a duello il duca, il quale tuttavia fissa un appuntamento notturno affinché Ariodante possa verificare di persona l’amore della principessa (in realtà Dalinda travestita da Ginevra). L’atto si chiude con l’intervento allegorico della Notte, che promette di favorire il piano di Polinesso.

Atto II. L’atto si apre con Ariodante che chiede a Lurcanio di accompagnarlo all’appuntamento notturno. Da lontano, Ariodante scorge Polinesso in compagnia di Dalinda, che crede essere Ginevra, e tenta di togliersi la vita con la spada. Lurcanio riesce tuttavia a trattenerlo e prova a dissuaderlo dal suicidio. Irene, mascherata, si presenta al Caporale/Monello fingendosi la sua amata: i due si baciano, ma quando il Caporale/Monello le chiede di scoprirsi, si rende conto dell’inganno e la maledice. Ginevra racconta a Irene di aver sognato Ariodante che la accusava di tradimento e Irene tenta di rassicurarla minimizzando il sogno. Alla presenza del Re, di Ginevra, Dalinda, Polinesso e Lurcanio, giunge il pescatore Nunzio che annuncia la morte di Ariodante, avvenuta dopo la scoperta del presunto tradimento di Ginevra. La principessa viene quindi accusata di tradimento dal Re e da Lurcanio. L’atto si conclude con Polinesso che, temendo di essere smascherato, ordina a Dalinda di nascondersi in un luogo sicuro.

Atto III. L’atto si apre con Ginevra che desidera la morte, mentre Irene tenta di consolarla. Polinesso è inquieto poiché teme che l’inganno venga scoperto e che l’eventuale condanna a morte di Ginevra comprometta il suo progetto di diventare re. Il Caporale/Monello e Coralto, su ordine di Polinesso, conducono Dalinda in un bosco per ucciderla, ma interviene il paladino Rinaldo, che mette in fuga i due bravi. Dalinda rivela a Rinaldo l’innocenza di Ginevra e gli chiede di difenderla in duello. Un cavaliere sconosciuto, in realtà Ariodante, si presenta per sfidare Lurcanio. Durante il duello, Rinaldo svela pubblicamente l’inganno di Polinesso; quest’ultimo tenta invano di difendersi e viene infine ucciso da Rinaldo. Il Re accusa Dalinda di complicità, ma Rinaldo, rivelando la propria identità, ottiene per lei il perdono. Nell’ultima scena il cavaliere sconosciuto viene elogiato dal Re per aver difeso l’onore di Ginevra. Egli si scopre e rivela di essere Ariodante, raccontando di essere sopravvissuto grazie all’intervento di alcuni pescatori e di essersi recato al duello dopo aver appreso da loro il pericolo che incombeva su Ginevra. L’opera si conclude con la riconciliazione e la promessa di nozze tra Ariodante e Ginevra.
25. Tema principale

Amore.

26. Temi secondari

Inganno, onore, potere, fedeltà, gelosia.

27. Comicità

La comicità è affidata prevalentemente ai personaggi “bassi” del dramma. Essa si concentra in particolare sull’episodio dello scherzo di Irene ai danni del Caporale (1655)/Monello (1695) (avviato in I.12 e concluso in II.8), e su due scene tra il Caporale (1655)/Monello (1695) e Zoilo: la prima consiste in un battibecco fra i due (I.15), la seconda nel racconto che il Caporale (1655)/Monello (1695) fa a Zoilo dello scherzo perpetrato ai suoi danni da Irene (II.12).

28. Elementi polemici, satirici e parodici

Versione 1655: Il personaggio del Caporale presenta tratti che rimandano in chiave ironica allo stereotipo del “genovese”. L’uso del dialetto genovese può essere interpretato sia come affermazione di autonomia rispetto al toscano sia come scelta di realismo linguistico, con valore polemico nei confronti del concettismo di matrice spagnola.

Versione 1695: Con la sostituzione del Caporale con Monello e la riscrittura in toscano delle parti originariamente in genovese, viene meno la marcata caratterizzazione dialettale del personaggio e si attenua, di conseguenza, la componente polemica legata alla scelta linguistica.

V. Luogo e tempo
29. Luogo generale

Spazi della reggia del Re d’Inghilterra e ambienti esterni.

30. Cambiamenti di luogo

L’azione si apre nella reggia del Re d’Inghilterra (I.1) e, nell’ultima scena del primo atto (I.16), si sposta in una grotta sul mare, con l’intervento allegorico della Notte. All’inizio del secondo atto l’azione riprende in vari spazi della reggia (ad es. in II.4 Ariodante si reca in una parte abbandonata del palazzo – did. “Lontananza di case rotte, con galleria di Palazzo” – dove assiste al presunto tradimento dell’amata). In II.9 la scena si sposta sugli scogli, con il soliloquio di Ariodante che esprime il desiderio di morire; in II.10 su montagne lontane, con l’intervento allegorico del Sole. In II.11 l’azione torna nella reggia, in particolare nel cortile, e in II.12 nella prigione. In III.4 l’azione si svolge nel bosco, dove i bravi conducono Dalinda per ucciderla, ma vengono interrotti dall’intervento di Rinaldo; in III.6 la scena ritorna nello steccato della reggia, dove si conclude il dramma.

31. Durata totale dell’azione
Non esplicitamente specificata. Il testo segnala il passaggio dal giorno alla notte («Tosto, che ’l Ciel s’imbruni», I.13), l’intervento allegorico della Notte (I.16) e il sorgere del Sole nel giorno seguente (II.10); tali elementi consentono di supporre che l’azione si svolga entro l’arco di ventiquattro ore.
32. Soluzione di continuità temporale fra gli atti o fra le scene
-
33. Indicazioni esplicite sul momento temporale presenti nelle battute o nelle didascalie

In I.13 Polinesso invita Ariodante a verificare il presunto tradimento di Ginevra (in realtà Dalinda): «Tosto, che ’l Ciel s’imbruni»; in I.16 la personificazione della Notte annuncia la propria venuta: «E riportare al mondo / Stanco del faticar, placida notte»; in II.10 la personificazione del Sole indica la fine della notte e l’arrivo dell’alba: «La gran madre degli horrori / habbia tomba di splendori».

VI. Rispetto della regola delle tre unità
34. Tempo
35. Circostanze temporali

L’azione attraversa una notte e si conclude nel giorno successivo.

36. Luogo
No
37. Circostanze spaziali

L’azione si svolge prevalentemente nella reggia ma anche in spazi esterni ad essa (mare, bosco).

38. Azione
No
39. Circostanze particolari dello sviluppo dell’argomento

L’azione non si concentra esclusivamente su un’unica vicenda principale (l’amore tra Ariodante e Ginevra), ma include anche trame secondarie, in particolare di carattere comico, soprattutto quella tra il Caporale (1655)/Monello (1695) e Irene, che sviluppano una linea narrativa in parte autonoma rispetto a quella principale.

VII. Elementi materiali, performativi e didascalici
40. Uso di oggetti particolari

In II.4 gli abiti di Ginevra fatti indossare da Polinesso a Dalinda per attuare l’inganno; in II.4 e 5 la spada con cui Ariodante tenta di uccidersi; in II.8 gli abiti di Irene, utilizzati per travestirsi e fingersi l’amata del Caporale (1655)/Monello (1695); in II.15 l’anello con la gemma donato da Ginevra ad Ariodante e da questi consegnato al pescatore Nunzio prima di gettarsi in mare, elemento che consente al Re di accusare Ginevra di tradimento.

41. Uso di effetti sonori e musicali

Versione 1655: In II.8, con l’avvicinarsi dell’incontro del Caporale con l’amata (in realtà Irene travestita), l’agitazione del personaggio aumenta, rivelandone il carattere timido e impacciato. Giunto sotto la presunta finestra dell’innamorata, armato della sua chitarrina, decide di annunciarsi con una «toccadinna»; tuttavia, all’udire di voci che si avvicinano nel buio, l’emozione lo disorienta ed egli non riesce a scegliere il canto da eseguire. Ne accenna rapidamente diversi, senza trovarne alcuno soddisfacente, fino a giungere, in uno stato di eccitazione, a imitare il suono stesso dello strumento musicale («Tracche tran tran»), come se avesse dimenticato di averlo con sé o di starlo già suonando.

In III.7 Polinesso invita a suonare le trombe per inaugurare il duello: «Risuonin le trombe, / E in questo giorno / D’intorno / L’aria di grida / Di strida / Rimbombe. / Risuonin le trombe».

Versione 1695: La scena della «toccadinna» del Caporale, qui sostituito da Monello, non è più presente e viene eliminata la resa fonica caricaturale legata allo strumento musicale.

In III.7 Polinesso invita a suonare le trombe: «Risuonin le trombe, / E in questo giorno / D’intorno: / L’aria di grida, / Di strida / Rimbombe. / Risuonin le trombe» e subito dopo compare la didascalia «Suona la tromba» che inaugura esplicitamente il duello.
42. Uso di effetti speciali
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43. Scena con ampia presenza di personaggi

In III.8 è presente il maggior numero di personaggi in scena: Rinaldo, Dalinda, il Re, Polinesso, Ginevra, Lurcanio, il cavaliere sconosciuto (Ariodante), Zoilo e un numero imprecisato di soldati. In tale scena l’arrivo di Rinaldo consente lo svelamento pubblico dell’inganno di Polinesso.

44. Didascalie di particolare importanza

In II.4 la didascalia «Qui Polinesso sale su le Galerie accolto da Dalinda con gli abiti di Ginevra» chiarisce ciò che Ariodante crede di vedere, fornendo un supporto visivo decisivo allo sviluppo dell’inganno. Nella stessa scena compare la didascalia «Si abbandona su la spada, e Lurcanio lo trattiene», che descrive il gesto suicida di Ariodante e l’intervento protettivo di Lurcanio; in II.16 la didascalia «Gli parla nell’orecchio» segnala l’ordine segreto impartito da Polinesso ai bravi di uccidere Dalinda; in III.7 la didascalia «Qui si combatte» indica l’inizio del duello tra Lurcanio e il cavaliere sconosciuto (Ariodante); in III.8 la didascalia «Duellano, e Polinesso cade a terra ferito» mostra l’esito del combattimento tra Rinaldo e Polinesso; in III.9 la didascalia «Si scopre per Ariodante» segnala il momento della rivelazione dell’identità del cavaliere sconosciuto.

VIII. Prima recita
45. Prima recita

Rappresentato per la prima volta al Teatro Falcone di Genova probabilmente durante il carnevale del 1655 con i due intermedi Gli incanti d’Ismeno.

46. Altre recite nel Settecento
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IX. Il testo in Goldoni
47. Riferimenti, diretti o indiretti, al testo o al suo autore presenti negli scritti o nelle opere di Goldoni
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48. Aspetti del testo particolarmente rilevanti in rapporto con il teatro goldoniano.
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X. Altri eventuali dati d’importanza presenti nei paratesti proemiali e altre osservazioni d’interesse
49. Dati dei paratesti

Versione 1655: Dopo il frontespizio compare la Dedica a Maria Brigida Franzone Spinola. Segue l’Introduzione nella quale vengono esposti gli antefatti della vicenda: Ginevra, figlia del re d’Inghilterra, è contesa da numerosi pretendenti, ma è innamorata di Ariodante, cavaliere forestiero; tra questi figura anche Polinesso, duca d’Albania, che in precedenza aveva già indotto Dalinda a innamorarsi di lui.

Versione 1695: Dopo il frontespizio compare la Dedica a Maria Brigida Franzone Spinola. Segue la sezione A’ chì legge per sindicare in cui Spinola racconta la genesi dell’opera, dichiarando di essersi ispirato alla vicenda di Ginevra dell’Orlando furioso di Ariosto, alla quale ha aggiunto alcune scene comiche, volutamente slegate dalla trama principale per non comprometterne lo sviluppo. L’autore rivendica inoltre l’invenzione del personaggio del “Paesano”, identificabile con il Caporale Trattugo dell’edizione del 1655, qui denominato Monello. Si giustifica poi per la qualità dei versi, precisando che si tratta di un’opera per musica. In una “aggiunta” dichiara infine di aver deciso di riscrivere le parti originariamente in genovese in toscano, al fine di rendere l’opera più agevolmente leggibile. Segue l’Introduzione in cui vengono esposti gli stessi antefatti presenti nell’edizione del 1655.

50. Osservazioni

L’autore, Giovanni Andrea Spinola, è conosciuto anche come Giovanni Aleandro Pisani.

Tutte le citazioni della scheda sono presenti sia nell’edizione del 1655 che in quella del 1695.