Amare e fingere
| I. Titolo e dati bibliografici | ||
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00. Schedatore/Schedatrice
Ceccarelli, Marilena
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01. Autore
Parrino, Domenico Antonio
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02. Titolo
Amare e fingere
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03. Titolo completo
Amare, e fingere. Opera tradotta dall’idioma spagnolo da un comico. |
04. Manoscritti
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05. Edizioni utilizzate
Amare, e fingere. Opera tradotta dall’idioma spagnolo da un comico, Venezia, Zini, 1675 (ed. princeps). |
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| II. Tipo | ||
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06. Genere
Commedia. |
06. Sottogenere
Commedia d’intreccio e degli inganni. |
07. Generi interni
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| III. Personaggi e rapporti |
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08. Elenco dei personaggi
Sigismondo, Principe d’Albania; Fisberto, cugino; Arsenio, Aio di Sigismondo; Flerida, Principessa d’Alemagna; Celaura, parente di Sigismondo; Lisardo, confidente di Fisberto; Clavella, Dama; Finochio (Finocchio), servitore di Sigismondo; Brighella, servo di Sigismondo, Coro di soldati. |
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09. Protagonisti
Sigismondo, Principe d’Albania e innamorato di Flerida; Fisberto, cugino di Sigismondo che vuole usurparne il trono, promesso a Celaura ma innamorato di Flerida; Flerida, innamorata di Sigismondo, al quale è promessa per ragioni di lignaggio; Celaura, innamorata di Fisberto, al quale è promessa. |
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10. Personaggi e maschere della commedia dell'arte o da essi derivati
Finochio, Brighella, la coppia di innamorati nobili Sigismondo e Flerida (il cui amore tuttavia non è ostacolato da un padre/vecchio avaro, bensì dal giovane cugino di Sigismondo, che intende usuprarne il trono). |
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11. Valore allusivo dei nomi dei personaggi
Nessuno in particolare, ma i nomi dei personaggi principali appaiono volutamente magniloquenti, a sottolinearne l’alto rango sociale e la nobiltà delle origini, in linea con il modello della commedia palatina del Siglo de Oro spagnolo, cui appartiene il testo originale di Agustín Moreto dal quale è tratto l’adattamento di Parrino (cfr. § 50). Si segnala inoltre che Finochio e Brighella, nel testo di Parrino, rappresentano lo sdoppiamento del personaggio di Cantueso nel testo-fonte di Moreto (cfr. Alviti e Vaccari, 2016: 204). |
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12. Rapporti fra i personaggi
Sigismondo-Flerida: innamorati; Sigismondo-Fisberto: rivali in amore e nella conquista del trono; Flerida-Celaura: rivali in amore per finzione; Arsenio, precettore di Sigismondo. |
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13. Personaggi speculari
Sigismondo-Fisberto: entrambi aspiranti al trono e al matrimonio con Flerida, l’uno legittimamente e moralmente degno, l’altro moralmente abietto e usurpatore. |
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14. Soliloqui e monologhi di particolare importanza
Sigismondo, invocazione al Cielo affinché l’inganno ordito non abbia conseguenze avverse, II.2; Fisberto, autoesortazione alla costanza e alla perseveranza nel perseguimento dei propri intenti, II.4; Celaura, proposito di vendetta, II.14; Fisberto, ideazione dell’inganno per scongiurare la vendetta di Celaura, III.3; Sigismondo, equivoco e disperazione per amore, III.7. |
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15. Dialoghi e successioni di monologhi di particolare importanza
Arsenio, Sigismondo, rivelazione delle nobili origini del giovane da parte del precettore e ideazione, da parte di Sigismondo, del piano di «amar fingendo» contro l’usurpazione di Fisberto, II.3.1-25; Arsenio, Sigismondo, Flerida, Celaura, Clavella, Brighella, Fisberto, Lisardo, avvio dell’inganno ordito da Sigismondo, I.8; Sigismondo, Flerida, disvelazione dell’inganno e dichiarazione del proprio amore per Flerida, I.9; Sigismondo, Flerida, gelosie e fraintendimenti generati dalla messa in scena degli inganni, II.8.43-58; Sigismondo, Flerida, Fisberto, prosieguo in successione di gelosie e fraintendimenti, II.9; Sigismondo, Fisberto, Celaura (ascosa), proposito di Fisberto di rapire Flerida nella notte e farla sua, a fronte dell’opposizione di Flerida e Celaura ai matrimoni imposti, II.13; Flerida, Celaura, rivelazione a Flerida, da parte di Celaura, del piano di Fisberto di rapirla nella notte, II, 15; Fisberto, Flerida, Sigismondo (da parte), inganno ordito, a sua volta, da Flerida e gelosie di Sigismondo, II,17; Flerida, Sigismondo, chiarimento tra i due amanti, II.18; Fisberto, Lisardo, ammonimento di Lisardo a Fisberto sui rischi cui si espone e sulla possibile vendetta di Celaura, III.1.6-22; Celaura, Flerida, fraintendimenti generati dal nuovo inganno di Fisberto, III.5; Arsenio, Sigismondo, consegna della lettera di annuncio dell’intervento del Re d’Ungheria, III,7; Flerida, Sigismondo (ritirato), lettera di Fisberto a Flerida, III.12; Fisberto, Flerida, Sigismondo, ostinazione di Flerida e complicazione degli inganni, III.14; Sigismondo, Flerida, piano di fuga, III.18; Celaura, Fisberto, scambio d’identità tra Celaura e Flerida III.20; Arsenio, Sigismondo, Flerida, Celaura, Clavella, Brighella, Fisberto, Lisardo, scioglimento degli inganni e lieto fine, III.22. |
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16. Uso particolarmente rilevante degli a parte
L’uso più significativo degli a parte riguarda i molteplici momenti in cui i personaggi riflettono sugli sviluppi e sulle conseguenze dell’inganno ordito, rendendone così più espliciti i meccanismi agli occhi del pubblico. Sebbene gli a parte non risultino imprescindibili ai fini della ricostruzione dell’intreccio, data la complessità della vicenda essi ne agevolano tuttavia la comprensione, contribuendo inoltre, in alcuni casi, a produrre un effetto comico o a sottolineare la distanza tra ciò che il pubblico conosce e i fraintendimenti nei quali, uno dopo l’altro, finiscono per cadere i diversi personaggi. Si segnalano, in questo senso: Sigismondo, I.8.7: «(grand’aggravio dell’anima è il fingere, senza che Flerida sappi ch’io finga)»; Sigismondo, II.13.10: «Io sono contento (di perder miseramente la vita)» e II.13.14: «M’acheto al tuo volere (m’espongo a precipitij)»; Flerida, II.17.3: «Ai bei colpi Fisberto (Prudenza, Oh Flerida, non avventurar la vita, come cosa di Sigismondo, voi dite d’amare, e non sapete, che in amore cedendo vincesi)»; Sigismondo, II.17.11: «(Sarò vittima della morte)»; Sigismondo, II.17.14: «(L’essere tradito è tirannia del fato)»; Sigismondo, II.17.20: «(Sarà disperato il mio caso)»; Sigismondo, II.17.26: «(M’accingo alle vendette)»; Sigismondo, II.19.3: «(Se resisti infelice Sigismondo sei immortale)»; Fisberto, III.4.4: «(Notabil disditta, Oh cieli, come potrò con due mostrare affetti a un tempo fintamente con l’una, veramente con l’altra, sì che l’una dell’altra prendere sospetto, non possi? Chi mi scorge fra questi errori?)»; Fisberto, III.4.14: («Sì, sì, se l’inganno si scopre son perduto)»; Fisberto, III.4.25: «(Equivoco è il senso del lor favellare, se non si scopre la trama beato me)»; Sigismondo, III.17.8: «(Quest’è la voce di Fisberto, son confuso fingerò la voce amici» e III.17.10: «(Non so come ridurre a fortunato evento il mio pensiero, qui fra poco giungerà Flerida e Fisberto potrà impedire le nostre industrie; ho pensato come uscire di questi laberinti), siete voi Arsenio?»; Fisberto, III.17.11: «(Tale mi fingerò per non dar sospetto di me)»; Celaura, III.20.3: «Son quella, che il vostro merito adora (abbasserò la voce per non essere scoperta)». |
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17. Personaggi che parlano solo in verso
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18. Personaggi che parlano solo in prosa
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19. Personaggi che parlano a soggetto
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20. Personaggi che alternano testo scritto e improvvisazione
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21. Personaggi che parlano solo in italiano
Tutti. |
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22. Personaggi che parlano solo in dialetto, in forme di italiano regionale o storpiato, o in una lingua straniera
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23. Uso significativo e iterativo di figure retoriche o risorse simili
Sono pressoché costanti gli scambi di battute costituiti da brevi frasi, spesso in forma di sentenza, che ricalcano «un ritmo y una estructura simétricos y acumulativos, con abundantes antítesis y paralelismos, muy parecida a la del dueto amoroso melodramático» (Alviti e Vaccari, 2016: 206). Alcuni esempi rappresentativi si riscontrano in I.2.37-47; I.4.3-20; I.8.22-41; I.8.94-101; II.8.2-14; II.8.20-42; II.11.34-46; II.20.18-41; III.5.13-24; III.21.6-29. Si riporta, a titolo esemplificativo, lo scambio di battute tra Celaura e Flerida in III.5.13-24: CEL: Pur dianzi per me parlava Fisberto. / FLER: Pur hora mi assicurava Fisberto. / CEL: Non risolvo lasciarlo. / FLER: Renuntiarlo non voglio. / CEL: Son donna ma risoluta. / FLER: Son nobile ma ostinata. / CEL: Non cederò il campo. / FLER: Non abbandonerò l’impresa. / CEL: Alla mia fermezza pargoleggia l’immenso. / FLER: Alla mia costanza momenteggia l’eterno. / CEL: Giuro al Cielo, che l’otterrò / FLER: Viva Dio, che non l’avrai. |
| IV. Intreccio |
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24. Riassunto dell'argomento del testo
L’opera si apre con un dialogo tra Brighella e Sigismondo, giovane cresciuto in campagna e ignaro della propria nobile origine, che manifesta il suo amore per la Principessa Flerida. Brighella non perde occasione per sottolineare la differenza di status sociale tra i due giovani. Poco dopo, Arsenio rivela a Flerida che Sigismondo è in realtà suo cugino e possiede dunque nobili origini; la principessa non nasconde il proprio interesse per il giovane e osserva come le sue doti di cacciatore siano indicative della sua discendenza aristocratica (giacché, secondo la precettistica dell’epoca, tali abilità preparavano i nobili all’esercizio della guerra). Arsenio svela quindi anche a Sigismondo la verità sulle sue origini: egli è figlio del principe dell’Epiro e legittimo successore al trono d’Albania, destinato a sposare Flerida per regnare al suo fianco. Fisberto avrebbe invece dovuto unirsi all’altra cugina, Celaura; innamoratosi però di Flerida, minaccia ora di usurpare il regno. Sigismondo adotta allora una strategia di dissimulazione: finge di amare Celaura, celando i suoi veri sentimenti per Flerida. In questo modo spera di mantenere l’equilibrio politico, al fine di raggiungere il proprio obiettivo finale, ovvero il matrimonio con Flerida. Paventando il rischio di una sovversione dell’ordine dinastico prestabilito, Flerida e Celaura si oppongono con fermezza, rivendicando il rispetto della legittimità delle unioni previste, ma soprattutto dei loro reali sentimenti, nutriti per Sigismondo e Fisberto rispettivamente. Di fronte allo sdegno di Flerida, Sigismondo chiarisce la natura puramente strategica del suo comportamento e riafferma con convinzione il suo amore per lei, che si mostra quindi solletavata. Il secondo atto si apre con Sigismondo che ordina ad Arsenio di recarsi in Ungheria per chiedere l’intervento di suo zio, il re, contro Fisberto. La strategia ingannevole precedentemente concepita da Sigismondo innesca però una rete di finzioni, fraintendimenti, dissimulazioni e gelosie tra i quattro protagonisti. Nello specifico, Celaura intrattiene dapprima un colloquio con Fisberto, al quale rinnova la propria dichiarazione d’amore e ribadisce la sua contrarietà ai matrimoni imposti; successivamente incontra Sigismondo e, con perspicacia, gli manifesta i suoi sospetti riguardo alla decisione di rinunciare al trono in favore di Fisberto, scegliendo di sposare lei invece di Flerida, della quale dichiara di ritienersi inferiore anche sul piano delle fattezze fisiche. Sigismondo tenta di dissuaderla, riaffermandole il proprio amore. Flerida, che ha udito la conversazione tra i due, è presa dalla gelosia, temendo che le parole di Sigismondo non siano parte di un piano, ma rivelino sentimenti autentici. Sigismondo le svela allora la missione affidata ad Arsenio presso la corte ungherese. All’ingresso in scena di Fisberto, Sigismondo muta atteggiamento e ribadisce la necessità delle nozze con Celaura. Rimasto solo con Sigismondo, Fisberto gli confida di non voler attendere oltre: poiché Flerida continua a opporsi al matrimonio, egli intende rapirla con l’aiuto delle milizie per farla sua e quindi costringerla a diventare sua moglie. Celaura, nascosta, ascolta il dialogo e rivela tutto a Flerida, la quale, grata alla cugina, riesce a escogitare a sua volta un inganno: fingerà di ricambiare l’amore di Fisberto per prendere tempo ed evitare la violenza. Questa volta è Sigismondo ad ascoltare la conversazione di nascosto e, in preda alla gelosia, credendo che Flerida provi realmente dei sentimenti per Fisberto, dichiara la propria intenzione di ucciderlo. Flerida lo invita a calmarsi, rivelandogli che anche il suo è un inganno, concepito con l’obiettivo di avvelenare Fisberto con l’aiuto del suo paggio. L’atto si chiude dunque con Sigismondo e Flerida che si dichiarano reciprocamente il loro amore, disprezzando l’ipotesi di un matrimonio con Fisberto e Celaura. Il terzo atto si apre con un colloquio tra Fisberto e Lisardo, nel quale il primo esprime la propria impazienza di giacere con Flerida, mentre il secondo, attraverso una serie incalzante di sagge sentenze, lo mette in guardia dai pericoli cui si espone e dalla possibile vendetta di Celaura. Riflettendo sulle parole di Lisardo, Fisberto decide di fingere a sua volta il proprio amore per Celaura, nel tentativo di placarne gli istinti di vendetta. L’atto prosegue, sul modello del secondo, attraverso una fitta trama di finzioni, fraintendimenti e inganni che coinvolge i quattro giovani, fino all’arrivo dell’esercito ungherese in soccorso di Sigismondo, preannunciato da una lettera. Di fronte al mutato corso degli eventi, Fisberto è costretto a rinunciare al progetto di usurpazione e al matrimonio con Flerida. Si ristabiliscono così tanto l’ordine politico quanto quello sentimentale, e l’atto si conclude con l’annuncio delle nozze di Sigismondo con Flerida e di Fisberto con Celaura. |
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25. Tema principale
Amore e inganno. |
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26. Temi secondari
Gelosie, potere, finzione, ragion di stato, ragione amorosa. |
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27. Comicità
La comicità è contenuta e riconducibile principalmente ai fraintendimenti in cui i personaggi incorrono, spesso per gelosia, a causa degli inganni che ciascuno di loro ordisce per perseguire i propri propositi, non di rado enfatizzati dall’uso degli a parte (cfr. §16). Tali situazioni si inseriscono in una complessa commedia d’intreccio sospesa tra il comico e il serio. Occorre infatti segnalare, citando Alviti e Vaccari (2016: 205), che «la obra italiana sigue fielmente el orden escénico de la fuente española, salvo por lo que se refiere a lo cómico: en Amare e fingere todos los núcleos cómicos, que se corresponden con los núcleos escénicos protagonizados por los criados, se suprimen, tal y como se suprime la intriga amorosa secundaria, es decir, la existente entre el criado y la criada; en primer lugar porque no hubieran tenido el mismo efecto en un destinatario diferente y en segundo lugar porque el objetivo de esta adaptación era la obtención de un texto más cercano a la gravedad de la tragedia. De la misma manera, se eliminan los interludios musicales y los fragmentos líricos». |
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28. Elementi polemici, satirici e parodici
La gelosia, uno dei principali motori del dramma serio, assume qui una funzione parodica perché esasperata fino al parossismo, attraverso l’accumulo progressivo di equivoci e fraintendimenti. Alla dimensione parodica si affianca una possibile componente polemica, legata alla rappresentazione della finzione come elemento necessario nelle dinamiche amorose, ma anche nell’esercizio della ragion di Stato. L’inganno, pertanto, è il motore dell’intreccio inteso come principio che accomuna la sfera privata e quella politica, mettendo in luce la necessità della dissimulazione tanto nei rapporti sentimentali quanto nelle relazioni di potere. |
| V. Luogo e tempo |
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29. Luogo generale
Croia, metropoli dell’Albania. |
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30. Cambiamenti di luogo
I.1: boscaglia; II:1-2: città; II.5: giardino. |
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31. Durata totale dell'azione
Un giorno e una notte (cfr. § 33 e § 35). |
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32. Soluzione di continuità temporale fra gli atti o fra le scene
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33. Indicazioni esplicite sul momento temporale presenti nelle battute o nelle didascalie
Sigismondo, II.11.8: «[...] e prima che il dì gionga a sera, sarà mia sposa Celaura, sarà tuo sposo Fisberto»; Fisberto, II.13.7: «[...] terrò la ventura notte allestita armata comitiva di Partigiani [...]»; Flerida, II.18.9: «[...] prima che in Oriente il sole habbi vita [...]»; Fisberto, III.1.7: «Questa notta di Flerida il possesso godrò»; Fisberto, III.1.21: «[...] spero nella ventura notte gionger al porto di miei diletti»; Arsenio, III.8.13: «Prima che mora il giorno arriveranno a posarsi due leghe di qui distante, e colà attendendo la notte alle mura di Croia faran passaggio»; Sigismondo, III.14.7: «S’intendono dei soldati, che questa notte senza frutto giungeranno alle mura di Croia [...]»; Fisberto, III.15.1: «[...] Giunt’è la notte ed io fra le tenebre spero godere il mio sole»; Sigismondo, III.17.1: «Già è sorta la notte [...]». |
| VI. Rispetto della regola delle tre unità | |
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34. Tempo
Sì
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35. Circostanze temporali
L’azione si svolge nell’arco di un giorno e una notte, dalla battuta di caccia di Sigismondo fino all’arrivo, nella notte, delle truppe ungheresi a Croia. (cfr. §33). |
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36. Luogo
Sì
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37. Circostanze spaziali
L’azione si svolge interamente a Croia, metropoli dell’Albania, nei pressi della Corte (cfr. § 30). |
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38. Azione
Sì
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39. Circostanze particolari dello sviluppo dell'argomento
L’intreccio, in linea con il modello del testo-fonte di Moreto e con i caratteri tipici della commedia palatina del Siglo de Oro, si sviluppa attraverso una fitta rete di inganni, equivoci e dissimulazioni, che dà luogo a una trama articolata e dinamica. Nonostante la complessità degli sviluppi e il continuo susseguirsi di rovesciamenti e fraintendimenti, l’azione mantiene una sostanziale unità, poiché ruota costantemente attorno a un nucleo tematico e drammaturgico ben definito: gli inganni orditi dai quattro protagonisti per perseguire i propri obiettivi amorosi e di potere. La molteplicità delle vicende secondarie rimane dunque funzionale allo sviluppo di un’unica linea d’azione, che trova il proprio compimento nello scioglimento progressivo degli inganni e nel ristabilimento dell’ordine attraverso la celebrazione dei matrimoni legittimi. |
| VII. Elementi materiali, performativi e didascalici |
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40. Uso di oggetti particolari
Sigismondo e Brighella impugnano un’arma da fuoco in I.1 (come da didascalia: «Sigismondo, e Brigella, con Archibusi vestiti da caccia»); Sigismondo impugna una spada in chiusura di II.17 (come da didascalia: «Esce con la spada in mano. Via»); Arsenio recapita a Sigismondo una lettera in III.8; similmente Flerida legge una lettera in III.12; In III.14.18, III.14.19 e III.14.20, le didascalie indicano rispettivamente che Sigismondo, Fisberto e Flerida stracciano una lettera prima di lasciare la scena; Flerida si trova affacciata ad un «poggiolo» in III.16; Fisberto adopera un «lume» in III.21. |
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41. Uso di effetti sonori e musicali
In chiusura di I.4, in cui Lisardo è a colloquio con Fisberto sui suoi piani di usurpazione, la didascalia indica un suono di «trombe e tamburi»; all’altezza di III.21.3, la didascalia indica un «rumor di trombe e tamburi» per segnalare l’arrivo delle truppe ungheresi. |
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42. Uso di effetti speciali
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43. Scena con ampia presenza di personaggi
Sono presenti Flerida, Celaura, Clavella, Arsenio, Sigismondo e Brighella nella scena iniziale in cui Arsenio rivela a Flerida le nobili origini di Sigismondo, I.2.1; sono presenti tutti i personaggi in I.8, quando ha inizio l’inganno di Sigismondo; sono presenti tutti i personaggi in III.22 (scena finale), con lo scioglimento dell’intreccio che pone fine della tirannia di Fisberto e l’annuncio delle nozze di Sigismondo con Flerida e di Fisberto con Celaura. |
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44. Didascalie di particolare importanza
Tutte le didascalie in cui si specifica che alcuni personaggi appaiono “ascosi” o “ritirati” risultano di particolare importanza per una più agevole identificazione degli inganni in quanto tali. Si vedano in particolare II.7, in cui si indica che Fisberto appare “ritirato” rispetto a Celaura e Sigismondo; II.8, in cui si indica che Fisberto e Flerida appaiono “ritirati” rispetto a Celaura e Sigismondo; II.13, in cui Celaura è “ascosa” da Sigismondo e Fisberto; II.17, in cui Sigismondo interviene “da parte” rispetto a Fisberto e Flerida. Inoltre, in chiusura di III.14, la didascalia dell’edizione utilizzata segnala la necessità di inserire una scena «di trattenimento» prima dell’inizio della successiva, attraverso l’indicazione: «Qui ci va una scena di trattenimento». |
| VIII. Prima recita |
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45. Prima recita
Non si dispone di dati al riguardo. |
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46. Altre recite nel Settecento
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| IX. Il testo in Goldoni |
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47. Riferimenti, diretti o indiretti, al testo o al suo autore presenti negli scritti o nelle opere di Goldoni
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48. Aspetti del testo particolarmente rilevanti in rapporto con il teatro goldoniano.
La commistione di comico e tragico, propria della “Comedia nueva” spagnola, è un elemento che, come testimoniano le sue Memorie (1992: 29-30), aveva suscitato in Goldoni un precoce interesse per le commedie di Cicognini e che contribuì a formare la sua sensibilità drammaturgica (cfr. Profeti, 2007: 170-171), offrendo un modello di costruzione dell’intreccio che l’autore avrebbe in seguito rielaborato nell’ambito della sua riforma del teatro comico. |
| X. Altri eventuali dati d'importanza presenti nei paratesti proemiali e altre osservazioni d'interesse |
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49. Dati dei paratesti
Nel frontespizio dell’edizione utilizzata si segnala, dopo l’indicazione del titolo, che l’opera è stata «Data in luce / DA DOMENICO ANTONIO / PARRINO detto FLORINDO / Comico di S.M. la Regina di Svezzia, / E DEDICATA / Al Merito Immortale / Dell’Illustrissimo e Reverendiss. Signore / BERNARDO XIMENES / D’ARAGONA». Segue una dedica all’Illustrissimo e Reverendiss. Signore, nella quale si dichiara che l’opera, della quale l’autore non può rivendicare la paternità («che mio parto non è»), non ha altro fine che «l’autorevole impulso della sua protezione, con cui anco sottraendosi dall’insidie d’ogni più critica indiscretezza, s’affida di poter vivere con quiete nella memoria del mondo [...]». Dopo l’elenco dei personaggi, è aggiunta un’avvertenza al Benigno e Virtuoso Lettore, in cui si dichiara che l’opera, «che delle Sceniche è la regina quantunque ignoto o dubio ne sia l’autore, scatorendo per sette bocche (tal essendo il numero delle persone necessarie in essa), rivoli d’eruditissimi concetti, virtuosi tributi al mare della sapienza, fanno credere al Mondo di essere alta l’intelligenza di chi la produsse al nostro idioma. Io ho posto sul principio di essa, che la traduzione sì è d’un Comico, nulladimeno ti giuro, che fin’ora non ho potuto haver la certezza di ciò, benché il supposto Comico sia di tal carato, che potrebbe haverla fatta. [...] Ti avvertisco solo, che chi vuol recitarla è di mestieri, che sia molto intenedente delle Sceniche finezze e osservazioni, senza la cui notizia questo parto perfetto apparirebbe imperfettissimo aborto. [...] Avverti, che molti sensi vanno espressi da parte del Personaggio che rappresenta, la cui divitione lascerò, che la lasci l’intelligenza del lettore, o del Recitante. Se gradirai quest’opera, o cortese Lettore, in breve più d’una ne vedrai comparire alla luce [...]». |
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50. Osservazioni
Si specifica che il testo-fonte del quale la commedia di Parrino costituisce un adattamento in prosa è Fingir y amar (1657), di Agustín Moreto (Madrid, 1618-Toledo, 1669). Sulla prassi della traduzione-adattamento, sulle principali divergenze rispetto al testo-fonte e per ulteriori approfondimenti sull’opera, si vedano in particolare: Altaviti, Roberta-Vaccari, Debora, Moreto en Italia. Primeros datos y dos ejemplos de reescritura, in Couderc C.-Trambaioli M., Paradigmas teatrales en la Europa moderna: circulación e influencias, Toulouse, Presses universitaires du Midi, 2016, pp. 187-211; Profeti, Maria Grazia, Introduzione, in Commedia aurea spagnola e pubblico italiano, vol. I, Materiali variazioni invenzioni, Firenze, Alinea, 1996, pp. 7-20; per i riferimenti al teatro goldoniano in § 48 si vedano: Goldoni C., Memorie, Milano, Mondadori, 1992; Profeti, Maria Grazia, Rojas en italia en los siglos XVII y XVIII, in «Revista de Literatura», 2007, vol. LXIX, n. 137, pp. 163-182. |