Serve al forno, Le
| I. Titolo e dati bibliografici | ||
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00. Schedatore/Schedatrice
Peleggi, Sofia
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01. Autore
Nelli, Jacopo Angelo
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02. Titolo
Serve al forno, Le
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03. Titolo completo
Le serve al forno. Commedia |
04. Manoscritti
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05. Edizioni utilizzate
[Jacopo Angelo Nelli], Le serve al forno. Commedia del Signor Dottore Jacopo Angelo Nelli. All’Illustrissimo Sig. Marchese Carlo Maria Bichi, in Siena, nella stamperia del Pubblico. Per Francesco Rossi stampatore, 1751. Le serve al forno commedia del signor dottore Jacopo Angelo Nelli. All'illustrissimo sig. marchese Carlo Maria Bichi : Iacopo Angelo Nelli : Free Download, Borrow, and Streaming : Internet Archive [Jacopo Angelo Nelli], Le Commedie Del Signor Dottore Jacopo Angelo Nelli Sanese. Tomo Secondo che contiene Gli allievi di vedove. - Le serve al forno. Il geloso in gabbia, in Milano, per Federigo Agnelli, 1762. Le Commedie Del Signor Dottore Jacopo Angelo Nelli Sanese. 2. Tomo Secondo Che Contiene Gli Allievi Di Vedove. - Le Serve Al Forno. Il Geloso In Gabbia | Europeana [Jacopo Angelo Nelli], Commedie di Jacopo Angelo Nelli. Pubblicate a cura di Alcibiade Moretti, vol. II, Alcibiade Moretti, Bologna, ditta Nicola Zanichelli, 1889. Commedie di Jacopo Angelo Nelli: Le serve al forno. Il geloso in gabbia. Gli ... - Giacopo Angelo Nelli - Google Libri |
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| II. Tipo | ||
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06. Genere
Commedia. |
06. Sottogenere
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07. Generi interni
Poesia (III.8.13; stanza d’ottava declamata in napoletano da Rattoppa); canzone (III.17.1, III.17.3; intonata, con ogni probabilità e a detta di Agridemo, da Becarello, figlio del contadino del vecchio). |
| III. Personaggi e rapporti |
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08. Elenco dei personaggi
Palandrone, Palandra, Cuttremola, Fregola, Poppiona, Simplicia, Agridemo Sdegnosi, Leandro, Niccoletto Mercenarj (Niccoletto Mercenari), Rattoppa. |
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09. Protagonisti
Simplicia, Leandro e Agridemo. Attorno a questi tre personaggi si sviluppa tutta l’azione, che ruota intorno a un incrocio di sentimenti: Agridemo è innamorato di Simplicia, che, però, ama il giovane Leandro. L’amore di Simplicia e Leandro viene ostacolato dall’anziano Agridemo, respinto proprio per via della sua età dalla giovinetta. I due innamorati vengono aiutati dalla balia della ragazza, Poppiona, e dal servo del ragazzo, Leandro, ma anche da altre serve (Cuttremola e Fregola) e dai due fornai (Palandra e Palandrone). |
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10. Personaggi e maschere della commedia dell'arte o da essi derivati
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11. Valore allusivo dei nomi dei personaggi
I nomi di tutti i personaggi sono strettamente legati a una caratterizzazione fisica, caratteriale o funzionale in relazione al loro ruolo nella trama. Palandrone: da pelandrone/palandrone, ‘pigro, ozioso, scansafatiche, fannullone’, utilizzato storicamente anche come ingiuria. Si tratta di un nome parlante caratteriale, che condensa in sé il tratto della pigrizia e dell’inoperosità del personaggio, più incline a occuparsi delle faccende altrui che del proprio lavoro al forno (cfr. I.1, I.2, II.5, II.10, II.14, III.5, III.12, III.16, III.17). Palandra: da palandra, ‘veste ampia e lunga, priva di garbo’, usata anche in senso ironico e scherzoso; per metonimia, ‘persona che indossa abitualmente tale capo’. Il nome ha una funzione caricaturale, che richiama la goffaggine e la scarsa eleganza del personaggio. Il legame con Palandrone, suo marito e compagno nell’attività di fornaio, rafforza il carattere comico della denominazione: i due nomi, formalmente affini e semanticamente marcati, costruiscono una coppia onomastica speculare, coerente con la loro condizione di coniugi e con la comune appartenenza al mondo popolare e del forno. Se Palandrone allude all’ozio e all’inoperosità, Palandra ne completa la caratterizzazione tramite un’immagine di goffaggine e trasandatezza. Cuttremola: il nome presenta una forte componente onomatopeica e deformante; la struttura fonica, aspra e movimentata, contribuisce alla caricatura del personaggio e ne evoca l’indole irrequieta, scomposta e litigiosa (II.8.15). La sua funzione di “serva pettegola”, che raccoglie e diffonde le chiacchiere al forno (I.15.2), rafforza la caratterizzazione comica. È, dunque, opportuno considerarlo un nome dalla funzione fonico-caricaturale. Fregola: il nome della serva richiama il sostantivo fregola, nel significato di ‘smania’, ‘bramosia’, ‘desiderio intenso’ e, più ampiamente, di impulso o irrequietezza (I.3.50, I.15.1-29). La denominazione può, pertanto, essere messa in relazione con la caratterizzazione della serva, appartenente alla dimensione popolare e concreta della commedia nelliana: il nome sembra condensare in forma nominale una disposizione naturale alla vivacità, all’impulso e alla smania. Poppiona: il nome richiama poppa e, dunque, l’area semantica del seno, della nutrizione e della fisicità femminile (I.4.29, II.12.8). La formazione in -ona accentua, inoltre, un valore aumentativo e corporeo. È un nome parlante di carattere fisico-funzionale, coerente con il ruolo della balia di Simplicia, che l’ha allattata e continua ad accudirla con gran premura. Simplicia: quando Agridemo rivela il nome della giovane (III.15.43) a Rattoppa, vestito da serva, questo commenta: «Bel nome! Nome d’innocenza» (III.15.44). Il nome rinvia, infatti, al latino simplex, ‘puro’, ‘ingenuo’. Nel mondo realistico e scaltro della commedia, il richiamo all’innocenza può assumere, al contempo, anche valenza antifrastica, suggerendo uno scarto fra la semplicità dichiarata dal nome e l’astuzia sottile degli altri personaggi. È il caso più evidente di nome parlante esplicitamente attivato dal testo (I.9.6, I.10.39, I.10.53, II.7, II.11.14, II.12.14, II.12.37) e riconducibile al suo etimo proprio per via della poca scaltrezza dimostrata dalla giovane in alcune circostanze (I.9.15-18, I.10, II.3.24-28, II.4.1-28, II.11.1-23, II.12.17-38, III.9, III.13.4-30, III.19). Agridemo Sdegnosi: il nome Agridemo richiama l’area semantica di agro, ‘aspro, pungente’ (I.5.17, I.14.51) e, in senso figurato, ‘ostile, violento, rigido, severo’, con una funzione parlante di tipo caratteriale. Il cognome Sdegnosi, menzionato in II.6.55, rimanda a sdegnoso, ‘altero, orgoglioso, incline allo sdegno’, accentuando i tratti di asprezza, alterigia e suscettibilità (cfr., ad esempio, I.10.45). La doppia marcatura onomastica risulta coerente con il ruolo di Agridemo, tutore anziano e autoritario che, innamorato di Simplicia, ostacola il suo amore per Leandro (I.10.19, II.13.34, III.3.30, III.6.17, III.13, III.23.4) e tenta di imporle il matrimonio (I.3.8-36, I.5.17, II.3.18-22, II.13.20-35, III.6.11-21, III.18.44-46). Leandro: è un nome di tradizione classica e letteraria, legato alla figura mitologica di Leandro, amante di Ero. Il nome produce, così, un contrasto parodico tra l’alta tradizione amorosa evocata dal riferimento mitologico e la concreta e comica dimensione amorosa della commedia, in cui il giovane deve affrontare gli ostacoli posti da Agridemo (Leandro riflette a tal riguardo in II.11.26). Niccoletto Mercenarj: ricchissimo mercante genovese, affida la figlia Simplicia, allora bambina, e una cospicua somma di denaro ad Agridemo, partendo per affari alla volta di Palermo. Il cognome Mercenarj, da mercenario, ‘colui che agisce in cambio di un compenso’, introduce una caratterizzazione legata alla sfera economica e mercantile, coerente con la sua identità di ricco commerciante. Rattoppa: il nome deriva da rattoppare, ‘mettere una pezza’, ‘riparare alla meglio’. Il servo svolge, infatti, una funzione di mediatore e risolutore (anche tra Cuttremola e Fregola, in II.5.7, II.5.47, II.10.37-43, II.14), contribuendo all’avvicinamento dei due innamorati attraverso intrighi e inganni (cfr. I.5.16, I.5.46, I.5.48, II.1.6, II.6, II.7, II.10.16-32, II.15.26-32, III.4, III.8, III.10, III.12, III.15, III.19, III.23.26), oltre ad essere, effettivamente, proprio un tuttofare (cfr. I.4.12-21). Il nome assume un valore di tipo funzionale. |
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12. Rapporti fra i personaggi
Simplicia-Leandro: amanti; Agridemo, vecchio, tutore e innamorato di Simplicia; Niccoletto Mercenarj, padre di Simplicia e ricco mercante; Poppiona, balia di Simplicia e serva di Agridemo; Rattoppa, servo di Leandro; Palandrone, fornaio; Palandra, moglie di Palandrone, a sua volta fornaia; Cuttermola-Fregola: serve. |
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13. Personaggi speculari
Rattoppa e Poppiona possono essere ritenuti personaggi dal medesimo ruolo funzionale, poiché entrambi sono aiutanti dei rispettivi padroni: Rattoppa aiuta Leandro, innamorato di Simplicia, ordendo e mettendo in atto espedienti per favorire il suo amore; Poppiona, invece, aiuta Simplicia, disobbedendo ad Agridemo e permettendole di incontrare di nascosto Leandro (cfr. I.9.11-36; I.10.6, II.9, II.11.27-29, II.12, II.13.7, II.13.16, II.15.26-33 – qui, collaborano anche gli altri personaggi -), in accordo con i piani di Rattoppa. Si può ritenere, quindi, che i personaggi speculari siano Agridemo e la coppia Rattoppa-Poppiona: Agridemo ostacola la realizzazione dell’amore, mentre gli altri due ne favoriscono il compimento. Rattoppa e Poppiona sono anche da ritenersi speculari a Leandro e Simplicia, poiché formano una coppia amorosa (probabilmente macchinata da Rattoppa al solo scopo di far appoggiare a Poppiona il legame tra i due giovani, cfr. II.6.22), come i loro padroni, ma appartengono a una classe sociale più povera, con prospettive e preoccupazioni diverse (cfr. I.13.9-33). |
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14. Soliloqui e monologhi di particolare importanza
Agridemo, fortuna favorevole e circostanze che sostengono la commedia, I.8.54. Leandro, ragioni dell’arrivo a Firenze e confessione dell’amore per Simplicia, I.14.1. Leandro, indignazione per il trattamento ricevuto da Agridemo e pazienza dettata dall’amore, I.14.51. Agridemo, paura per l’aggressione subita dal pazzo e timore per la sicurezza di Simplicia, II.2.45. Poppiona, ingenuità di Simplicia, II.7. Agridemo, furia per il tradimento di Poppiona e ricerca di una nuova balia per Simplicia, III.2. Rattoppa, riflessioni sull’amore come “tarlo universale”, III.9.40. Palandrone, riflessioni sugli intrighi orditi contro Agridemo e sul trafugamento di Simplicia, III.16. |
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15. Dialoghi e successioni di monologhi di particolare importanza
Leandro-Rattoppa, racconto della nascita dell’amore per Simplicia e piano per favorire un incontro, I.5. Agridemo-Poppiona, Poppiona finge collera per coprire l’incontro tra Leandro e Simplicia, I.8. Agridemo-Poppiona-Rattoppa, Rattoppa simula di essere pazzo, II.2. Agridemo-Palandrone-Leandro-Rattoppa, resoconto della finta pazzia usata per sviare Agridemo, II.6. Leandro-Simplicia-Poppiona-Agridemo, scambio dell’anello e irruzione di Agridemo, II.13. Palandrone-Rattoppa-Poppiona-Palandra-Cuttremola-Fregola, piano della finta serva, III.12. Rattoppa-Simplicia, rassicurazioni e ingresso al forno per celebrare il matrimonio, III.19. Simplicia-Agridemo-Niccoletto-Leandro-Rattoppa-Poppiona-Palandrone-Palandra-Cuttremola-Fregola, riconciliazione con Niccoletto e legittimazione delle nozze tra i due giovani, III.23. |
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16. Uso particolarmente rilevante degli a parte
Leandro-Agridemo, gli a parte di Leandro rivelano il suo amore per Simplicia e le sue intenzioni ad Agridemo, che li ascolta e commenta a sua volta, I.14.1-9. Agridemo, espressione, con funzione riflessiva, dei pensieri e dello stato d’animo del personaggio di fronte agli espedienti di Rattoppa, II.6.27, II.6.31, II.6.34, II.6.40, II.6.47, II.6.53, II.6.63, II.6.71, II.6.79. Agridemo, ascolto clandestino del dialogo tra Leandro, Simplicia e Poppiona e riflessione interiore sulle loro intenzioni, cui seguono l’ira e l’intervento armato contro Leandro, II.13.2, II.13.4, II.13.6, II.13.8, II.13.14, II.13.17. |
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17. Personaggi che parlano solo in verso
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18. Personaggi che parlano solo in prosa
Tutti, eccetto Rattoppa, che alterna alla prosa alcuni interventi in versi (III.8.13). |
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19. Personaggi che parlano a soggetto
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20. Personaggi che alternano testo scritto e improvvisazione
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21. Personaggi che parlano solo in italiano
Agridemo (italiano medio); Leandro (italiano medio-alto, galante); Simplicia (italiano semplice e colloquiale, privo di marcature regionali significative); Niccoletto (italiano prevalentemente non marcato, con unica forma regionale rilevabile: sagrifizio, III.23.16); Rattoppa (italiano popolare: cfr. § 22). |
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22. Personaggi che parlano solo in dialetto, in forme di italiano regionale o storpiato, o in una lingua straniera
Cuttremola e Poppiona (dialetto toscano/fiorentino popolare; si vedano, in particolare, i soliloqui dei due personaggi: Poppiona, I.7; Cuttremola, I.11); Fregola (prevalentemente italiano regionale toscano, con occasionali tratti di toscano popolare; nel dialogo con Cuttremola in I.12 adotta forme popolari più marcate, mentre in III.5, nel colloquio con Palandrone, impiega una lingua sostanzialmente italiana ma ricca di toscanismi, espressioni proverbiali e lessico popolare; in III.14, dialogando con Agridemo, innalza ulteriormente il registro); Palandrone e Palandra (italiano regionale con coloriture toscane; cfr. il dialogo con Fregola e Cuttremola in I.15 – dove emerge il diverso grado di marcatura linguistica dei personaggi – e il monologo di Palandrone in III.16, con forme e modi proverbiali di sapore popolare); Rattoppa (italiano popolare; napoletano caricaturale nel travestimento da ciarlatano in III.8.13 e in III.10). Le serve mantengono, generalmente, una caratterizzazione in toscano popolare, anche quando dialogano con personaggi di rango superiore. La variazione riguarda soprattutto il grado di deferenza e le formule di cortesia (cfr. Cuttremola, I.4.6; Fregola, I.4.7), non il codice linguistico, che resta popolare e regionale. Va, tuttavia, rilevato che tale caratterizzazione non è uniforme: Cuttremola e Poppiona presentano un parlato stabilmente e fortemente marcato in senso popolare, mentre Fregola impiega una varietà meno connotata, più prossima all’italiano regionale toscano che al dialetto propriamente detto (cfr. II.8, dove il contrasto con Poppiona è evidente; III.14, dove Fregola parla in italiano regionale, mentre Cuttremola mantiene un dialetto fortemente marcato). |
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23. Uso significativo e iterativo di figure retoriche o risorse simili
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| IV. Intreccio |
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24. Riassunto dell'argomento del testo
Atto I. L’Atto I si apre nel forno di Palandrone e Palandra, dove le serve (Cuttremola, Fregola, Poppiona) lamentano la fatica del lavoro e intrecciano i propri problemi al tema centrale della commedia: circolano pettegolezzi e allusioni sul passato della giovane Simplicia e sulla volontà di Agridemo, vecchio tutore della stessa, di sposarla; emerge, così, l’idea che la sua vita sia apparentemente già determinata, ma possa ancora essere modificata attraverso astuzie e intrighi (I.1-I.3). In questo contesto fa la sua apparizione Rattoppa, inizialmente presentato come un artigiano dedito a riparare oggetti e stracci, ma subito coinvolto dalle donne nelle loro questioni private (I.4), che suggerisce a Leandro, suo padrone, di usare la balia Poppiona come intermediaria per avvicinare Simplicia, sorvegliata da Agridemo (I.4-I.5). Le tensioni tra le serve proseguono attraverso litigi, accuse e pettegolezzi, nei quali la reputazione e il controllo delle informazioni assumono un ruolo centrale (I.6, I.15). Poppiona, preoccupata per le conseguenze di alcune confidenze fatte a Simplicia, teme di aver suscitato la collera di Agridemo (I.7) e cerca di rimediare ricorrendo a nuove invenzioni. Agridemo la affronta accusandola di aver favorito l’incontro tra Simplicia e il giovane, mentre Poppiona tenta di difendersi manipolando il racconto dei fatti e presentando come semplici deduzioni ciò che in realtà il vecchio Agridemo sa o sospetta (I.8). Successivamente, Poppiona conversa con Simplicia e, per spiegarle i sentimenti che questa prova verso il giovane, ricorre a una fantasiosa teoria basata sui “numeri”, sulle differenze di età e sulle caratteristiche degli uomini che la circondano (I.9). Simplicia accoglie, come sempre ingenuamente, questa spiegazione e decide di cercare nuovamente il giovane, anche approfittando dell’uscita alle monache. Quando Agridemo interroga la ragazza, si accorge, tuttavia, che dietro le sue parole si nasconde un sapere che non le appartiene e comincia a sospettare della presenza di un intrigo. Cerca, quindi, di sfruttare l’ingenuità di Simplicia per ottenere informazioni e riaffermare il proprio controllo su di lei (I.10). Nella parte conclusiva dell’atto, l’attenzione torna alle serve e ai loro interessi personali; Cuttremola si dedica ad accordi, caparre e favori, organizzando incontri e scambi di regali (I.11), mentre Fregola discute con lei delle proprie necessità e delle differenze tra lavori, compensi e opportunità economiche (I.12). Rattoppa, nel frattempo, incontra Poppiona: i due si confessano reciprocamente amore e si accordano per aiutare i propri padroni a coronare, a loro volta, i loro sentimenti (I.13). Leandro tenta di avvicinare Agridemo, raccontando la propria storia travagliata (arrivo da Genova e ricerca, a Firenze, di informazioni sul padre, un mercante ormai da sedici anni disperso) e cercando di trovare in lui un uomo comprensivo (I.14), ma al solo scopo di avvicinarsi a Simplicia (I.16). L’Atto I si chiude, dunque, con un intreccio di temi, che spazia tra lavoro, pettegolezzo, intrighi amorosi e piccoli affari e nel quale la solidarietà tra le serve appare continuamente mescolata all’opportunismo e alla necessità di procurarsi vantaggi personali. Atto II. Per consentire a Leandro di avvicinarsi a Simplicia, Rattoppa inscena una finta pazzia che gli permette di entrare in casa di Agridemo e di intimorire il vecchio (II.1). Agridemo, rimasto solo, ripensa con sgomento al pericolo corso, ringrazia la balia per averlo tolto d’impaccio e teme per Simplicia (II.2). La giovane, infatti, trova Agridemo molto turbato, il quale, tra mille reticenze, le rivela, infine, di essere stato sul punto di non poter più diventare suo sposo a causa della tentata castratura da parte del pazzo. Simplicia, ingenuamente, dice che non se ne sarebbe afflitta, perché così avrebbe potuto sposare Leandro. Agridemo, sorpreso, scopre che il “pazzo” le ha rivelato il nome del giovane genovese che le aveva dichiarato il suo amore quando l’aveva accompagnata al monastero (II.3). Simplicia sostiene, di fronte ad Agridemo, che il giovane visto poco prima con la balia non fosse affatto pazzo, ma persona di garbo e di giudizio. Poppiona corre, allora, ai ripari: dice che i pazzi hanno a tratti degli intervalli di lucidità, durante i quali parlano a proposito. Simplicia le crede e si rammarica di aver ricevuto false promesse di matrimonio (II.4). Agridemo, in fuga prima dall’impertinente genovese (che vorrebbe diventargli amico, cfr. I.14, I.16) e poi dal falso pazzo, si rifugia nella bottega del fornaio. Intanto Leandro e Rattoppa si incontrano in strada, dove il servo racconta i risultati incerti della visita in casa e dove, poi, nota Agridemo che li osserva dalla bottega. Finge, allora, di essere un folle astrologo: legge la mano a Leandro e vede nel cielo il vecchio Saturno geloso, che afferma di voler castrare. Agridemo esce dalla bottega e Rattoppa lo scambia per Saturno sceso in terra. Con minacce e coltello lo costringe, insieme a Leandro (che chiama Ganimede), a entrare in casa di Agridemo per riscaldarsi davanti al suo fuoco. Agridemo e Leandro, per mano, si avviano verso la casa del vecchio, cosa che consente a Leandro di poter sperare di vedere Simplicia (II.6). Lo stratagemma prosegue anche all’esterno dell’abitazione, dove Rattoppa continua a fingere comportamenti stravaganti per allontanare il vecchio tutore e creare occasioni favorevoli per l’incontro tra gli innamorati (II.6, II.9). Mentre si svolgono le vicende secondarie che riguardano Fregola, Cuttremola, Palandrone e il loro ambiente (II.5, II.8, II.10), Leandro riesce finalmente a incontrare Simplicia e a dichiararle apertamente il proprio amore (II.11-II.12). I due progettano di continuare a vedersi con l’aiuto di Poppiona, ma vengono sorpresi da Agridemo, che scopre l’inganno, interrompe bruscamente l’incontro e minaccia i responsabili delle macchinazioni organizzate contro di lui (II.13). Dopo la narrazione della riconciliazione tra Fregola e Cuttremola (II.14), l’atto si conclude con la fuga di Poppiona e con la decisione del gruppo (fornai, serve e Rattoppa) di continuare a sostenere Simplicia e Leandro contro il vecchio (II.15). Atto III. Dopo essersi allontanata da casa di Agridemo, Poppiona continua a collaborare con Rattoppa per favorire gli innamorati (III.1), mentre Agridemo cerca una nuova serva di fiducia che subentri a Poppiona e che possa sorvegliare adeguatamente Simplicia (III.2-III.3). Vengono, allora, elaborati nuovi stratagemmi per ostacolare Agridemo: Rattoppa, travestito da ciarlatano (III.4), canta un’ottava in napoletano e, salito sul banco, declama in dialetto, vantando i suoi balsami e le sue erbe miracolose. Poi, per attirare Simplicia, canta due canzoni di stampo amoroso, sotto la sua finestra. Simplicia si affaccia e lui chiama il padrone affinché possa parlare con la giovane appena apparsa e declamarle il suo amore (III.8). Simplicia risponde sempre “no” all’amato, mantenendo la promessa fatta ad Agridemo (cfr. III.6). Leandro intuisce l’inganno, per cui, formulando le domande in modo che il “no” significhi “sì”, ottiene tutte le risposte che vuole, fino a farsi aprire la porta e a entrare in casa. Rattoppa riflette sulla forza dell’amore, che vince ogni astuzia, poi vede arrivare Agridemo (III.9). Questo, soddisfatto della serva promessagli dalla fornaia (cfr. III.3), osserva Rattoppa, che fa il ciarlatano, e che, per tenerlo lontano dai due amanti, finge di vendere un segreto che permette ai vecchi di restare giovani. Il rimedio, che dovrebbe rendere i settantenni più vigorosi dei fanciulli, incuriosisce Agridemo, che vorrebbe far entrare il ciarlatano a casa per parlarne meglio. Proprio in quel momento vede, però, Leandro uscire di casa (senza riconoscerlo) e corre a controllare Simplicia, allarmato (III.10). Palandra, Cuttremola, Fregola e Poppiona escono dal forno. Cuttremola ha deciso di non accettare l’impiego da Agridemo, giudicandolo avaro e manesco. Si discute, dunque, di chi potrebbe essere la serva adatta all’inganno (III.11). Si aggiungono al già numeroso gruppo anche Palandrone e Rattoppa. Il fornaio annuncia di aver trovato la serva: Rattoppa stesso, che si vestirà da donna, assumendo l’identita della serva Prudenza (III.14-III.15). L’idea viene approvata da tutti. Palandrone spiega, inoltre, di aver combinato una finta compravendita di un bosco per allontanare Agridemo da casa sua. Rattoppa va con i fornai al forno per travestirsi, mentre le serve commentano con divertimento e malizia la sorte del vecchio (III.12). Nel frattempo Simplicia continua a opporsi, sia pure con la consueta ingenuità, ai progetti matrimoniali del tutore (III.6, III.13). La situazione cambia radicalmente con il ritorno di Niccoletto, padre della giovane, creduto disperso da molti anni (III.17-III.18). Approfittando dell’assenza di Agridemo, che si trova nel bosco con Palandrone (III.16-III.17), gli alleati conducono Simplicia da Leandro affinché i due possano sposarsi (III.19-III.21). Nel finale della commedia Niccoletto apprende l’accaduto e, dopo un primo momento di sdegno vista la non conoscenza dei fatti, riconosce la legittimità dell’unione e accetta Leandro come genero, mentre Agridemo è costretto ad abbandonare le proprie pretese matrimoniali (III.23). La commedia si chiude con il trionfo degli innamorati, con Rattoppa che chiede il suo premio per aver “rattoppato” le cose con le sue finzioni e con le battute scherzose di Cuttremola e Palandra sulle chiacchiere in bottega (III.23.29-30), ma anche con un’ultima battuta di Agridemo, che vuole essere libero dal dire e dal fare delle serve al forno (III.23.31). |
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25. Tema principale
Il controllo dell’amore. |
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26. Temi secondari
Controllo e potere maschile; astuzia; reputazione e scandalo sociale; interessi economici e comicità della vita quotidiana e dei conflitti lavorativi. |
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27. Comicità
La comicità nasce soprattutto dai litigi e dai dialoghi iperbolici tra le serve, caratterizzati da insulti, gergo popolare, metafore corporee (II.5.22-44, II.14.4-12, III.12.17-19) e conflitti legati al lavoro e alla gerarchia (I.1, I.2, I.6, I.12). Ricorrono, inoltre, fraintendimenti e doppi piani, come l’uso di Rattoppa quale intermediario (I.5, I.13) e i tentativi di Agridemo di controllare Simplicia, continuamente ostacolati da intrighi e manipolazioni (I.8-10, II.1-2, II.13.1). Agridemo, reputandosi sempre furbo, suscita ilarità ogni qualvolta venga ingannato da raggiri semplici e racconti inverosimili, cui egli, invece, crede (I.8, II.2, II.4.29-33, II.6.26-81, II.9, II.10.16-36, III.9.3-35, III.10, III.13-14, III.16-17, III.22). Il pettegolezzo costituisce un ulteriore motore comico, utile a trasformare le questioni private in materia di scandalo e conflitto. |
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28. Elementi polemici, satirici e parodici
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| V. Luogo e tempo |
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29. Luogo generale
Firenze (nominata esplicitamente in: I.14.50, III.6.6, III.14.3, III.14.17, III.18.18), dove si svolge l’intera vicenda. Menzione di Palermo (I.3.29, I.8.54), di Genova (I.4.9, I.5.17, I.14.33, I.14.35, I.14.40, III.18.12-13, III.18.17), di Livorno (I.14.35, III.18.17, III.18.47, III.18.51), della spiaggia senese (III.18.16) e di Malta (III.18.47). |
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30. Cambiamenti di luogo
I: strada con forno (I.1-4); spazio cittadino (I.5); strada senza forno (I.11); bottega del fornaio (I.12; I.15). II: camera (II.1-4); strada con forno (II.5-6); cortile (II.7-10); camera (II.11-13); strada con forno (II.14-15). III: strada con forno (III.1-3); spazio cittadino (III.4); spazio all’aperto non specificato (III.5-6); strada con forno (III.7); esterno della casa di Agridemo e Simplicia (III.8-10); strada fuori dal forno (III.11-12); camera della casa di Agridemo (III.13-15); bosco (III.16-18); strada con forno (III.19-23). (cfr. § 37). |
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31. Durata totale dell'azione
L’antefatto risale a sedici anni prima degli eventi rappresentati nella commedia, quando il padre di Simplicia, in partenza da Livorno per Palermo, affida la figlia alle cure dell’anziano tutore Agridemo (cfr. I.3.31 e I.8.54). Leandro racconta di aver appreso della situazione di Simplicia pochi giorni dopo il proprio arrivo da Genova (I.5.17) e dichiara di essere passato più volte al giorno davanti alla sua casa, pur avendole parlato una sola volta (I.5.27). Lo svolgimento dell’azione scenica copre un numero imprecisato di ore, ma non presenta segnali chiari del trascorrere di più giorni. La commedia rispetta, sostanzialmente, l’unità aristotelica di tempo: l’azione prende avvio nelle prime ore del mattino e, alla fine del secondo atto, i personaggi organizzano un convivio nel forno (II.15); tale pausa implica il trascorrere di alcune ore, dato che, comunque, non compromette la concentrazione dell’intreccio entro l’arco di una sola giornata, come suggerisce anche la costante presenza (nei tre atti) di formule di saluto mattutine e l’assenza di riferimenti a un cambio di giornata. |
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32. Soluzione di continuità temporale fra gli atti o fra le scene
Tra il primo e il secondo atto intercorre un breve lasso di tempo, sufficiente perché Agridemo e Leandro scambino alcune battute (I.14) e perché il vecchio raggiunga la propria abitazione. Qui Rattoppa e Poppiona, giunti già da qualche tempo (cfr. I.13.35-36), vengono sorpresi da Agridemo mentre sono insieme (II.1-2). Anche tra il secondo e il terzo atto si registra una soluzione di continuità limitata: nelle scene conclusive del secondo atto Rattoppa organizza un convito nella bottega di Palandra e Palandrone (II.14-15), che lascia presumere il trascorrere di alcune ore. All’inizio del terzo atto, Rattoppa e Poppiona si trovano sulla strada antistante il forno e discutono degli avvenimenti appena occorsi, segno che tra i due atti non è trascorso un periodo di tempo significativo (III.1). |
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33. Indicazioni esplicite sul momento temporale presenti nelle battute o nelle didascalie
Numerosi riferimenti temporali richiamano gli antefatti della vicenda: Poppiona, I.3.31: « E’ son già più di sedici anni, che e’ non sen’è saputo mai poilpa, né ossa de’ fatti sua da poteghi da’ fede»; Leandro, I.5.17: «Ti dirò dunque che, pochi giorni dopo il nostro arrivo da Genova in questa Città»; Leandro, I.5.27: «Vedutala io con una Serva sua Balia uscir di casa, intorno alla quale io passava più volte il giorno, dopo essermela fatta insegnare, me le accostai»; Agridemo, I.8.54: «Bisogna ch’io confessi che la fortuna non mi vuol male: primieramente ella messe in testa al Signor Niccoletto Mercenari, ricchissimo mercante genovese e mio buon amico, di darm’in custodia ed in serbo questa ragazza sua figlia, allor bambina, insieme con molte migliaia di scudi, sedici anni sono, quand’ei si partì di qui per Palermo. […] mentre in sì lungo tempo non si è mai saputo nulla di lui»; Leandro, I.14.35: «mio Padre, molti anni sono imbarcatosi a Livorno per Sicilia […] finora non si è potuto sapere in Genova»; Agridemo, I.14.40: «così n’è corsa la voce da parecchi anni in qua»; Niccoletto, III.18.8: «[…] ci ho abitato tempo fa per parecchi anni»; Niccoletto, III.18.10: «Lo spazio di circa sedici anni che ne manco»; Agridemo, III.18.50: «E siete rimasto schiavo per tutto questo tempo?»; Niccoletto, III.18.53: «Il detto mio amico morì pochi anni dopo, ed io non son che pochi mesi, […]»; I riferimenti temporali concernenti il tempo dell’azione scenica sono, invece: Cuttremola, I.2.1: «Buongiorno la me’ Fregolina»; Cuttremola, I.2.15: «Oh buondì Fornaio; e voi Mona Palandra, come s’è eghi faticato stanotte»; Poppiona, I.8.43: «Che poco ’nnanzi ch’i’ vi rincontrassi, eghi staa passeggiando ’n qua e ’n là da casa nostra, guardando sempre in su alle finestre»; Agridemo, I.8.50: «Ma perché, tornate che fuste a casa, non me ne faceste parola?»; Simplicia, I.9.23: «Ritorniamoci oggi alle monache»; I.10.1: «Buongiorno, la mia cara Simplicia»; Cuttremola, I.11.1: «I’ vogh’ire appunt’ora a portaghiene, perché la ghie ne faccia un presente a me’ nome, e daghi l’appuntamento, ch’e’ venga domenica mattina sull’ailba»; Cuttremola, I.12.2: «Buondì, Fregola, si vede che no’ ci voghian’ bene, perché no’ ci rincontriano spesso»; Fregola, I.12.5: «Ma tu che se’ gravida da stamattina in qua»; Cuttremola, I.12.18: «la si lea a i’ tocco di nona, e si mette alla diaoletta a acconciassi, finché la non va a taola: i’ giorno fora; la sera ’n conversazione»; Fregola, I.12.19: «due, o tre volte la settimana»; Fregola, I.12.21: «La notte, Sorella»; Palandra, II.5.49: «Sì, quello che questa mattina è passato di qui, e che al primo vedervi ci ha detto che gli siete piaciuta tanto»; Agridemo, II.6.69: «Ma non si potrebbe indugiare a dimani?»; Fregola, II.8.1: «Buongiorno, Balia»; Palandrone, II.10.15: «Io non posso prima di stasera»; Rattoppa, II.10.16: «[…] non so se questa sera potrò io»; Poppiona, II.12.3: «Sio’ Leandro, i’ vi riverisco, e vi vorre’ pote’ da’ coil buongiorno anche le buonenotti»; Simplicia, II.12.38: «[…] Leandro possa venir qui a vedermi una, o due volte almeno per giorno?»; Poppiona, II.12.39: «[…] forse una ’oilta, o dua i’ mese»; Simplicia, II.12.40: «Una volta il mese!»; II.14.50: Rattoppa propone di ratificare la pace «col bicchiere alla mano» e organizza immediatamente il reperimento di vino e vivande; II.15.32: viene programmata «una mangiatina di garbo» e i personaggi si dispongono ad apparecchiare il forno (il banchetto si svolge tra la fine del II e l’inizio del III atto); Agridemo, III.3.4: «Oh, buongiorno, Fornaia; che si fa di bello?»; Simplicia, III.6.56: «Ma se lei la trovasse oggi, o dimane?»; Palandra, III.7.1: «Non sarà un’ora ch’egli è passato di qui»; Palandra, III.7.21: «Benché io ne senta raccontare ogni giorno delle curiose assai qui in bottega mia, questa mi par delle più maiuscole, e mi è piaciuta più di quella che ci contò ieri della padrona sua la Strosciona […]»; Palandra, III.7.29: «Io bisogna che vada al lavoro, perché ci ho un’altra infornata»; Rattoppa, III.8.13: «Stasera, pe’ servi’ a tutte […]»; Cuttremola, III.14.11: «Buondì a V. S., Signor Agridemo»; Agridemo, III.15.2: «Oh buongiorno, Fornaia, giusto desideravo parlarvi»; Agridemo, III.15.16: «Buongiorno, la mia giovane»; Agridemo, III.15.60: «ma si potrebbe dare il caso che oggi avessi necessità di uscire, non solamente di casa, ma dalla città ancora»; Agridemo, III.15.62: «[…] sarà per poche ore, perché non dovrei arrivare che a un certo bosco da taglio, che ho poco fuori di porta»; Agridemo, III.17.1: «Senza la buona fortuna di aver trovata quella ragazza d’oro della Prudenza, non averei potuto in alcun conto venir qui a fare il negozio del bosco col Fornaio, il quale mi ha scritto che, se sgarravo di oggi, […]»; III.18.55: Niccoletto rinvia il racconto delle proprie avventure a un momento successivo, quando sarà «rimesso dalla debolezza grandissima» e potrà parlare più comodamente, cosa che suggerisce una continuità temporale immediata tra gli eventi narrati. |
| VI. Rispetto della regola delle tre unità | |
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34. Tempo
Sì
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35. Circostanze temporali
Nel complesso, gli elementi cronologici interni non segnalano il trascorrere di più giorni nella rappresentazione e appaiono, pertanto, compatibili con il rispetto dell’unità temporale. Alcuni riferimenti consentono, anzi, di delimitare con una certa precisione l’arco temporale di rappresentazione dell’azione: oltre ai saluti mattutini (Cuttremola, I.2.1: «Buogiorno la me’ Fregolina»; Cuttremola, I.12.2: «Buon dì, Fregola»), i personaggi fanno riferimento alle attività del forno svolte «innanzi giorno» (I.2.5) e «allo spuntar dell’alba» (I.2.10). Nel corso della commedia compaiono ulteriori indicazioni che scandiscono il procedere delle ore (Palandra, II.5.49: «questa mattina»; II.10.15-16 e III.8.13: «stasera»; III.15.60 e III.17.1: «oggi»; Agridemo, III.15.62: «per poche ore»), senza che si registrino riferimenti espliciti a un mutamento di giornata. L’unico intervallo temporale di una certa consistenza è suggerito dalle scene conclusive del secondo atto, nelle quali viene organizzato un convito («una mangiatina di garbo», cfr. II.15.32), presumibilmente consumato in alcune ore, vista la continuità tra il secondo e il terzo atto. Significativamente, infatti, anche nel terzo atto compaiono formule di saluto mattutine (Cuttremola, III.14.11: «Buondì a V. S., Signor Agridemo»; Agridemo, III.15.2: «Oh buongiorno, Fornaia, giusto desideravo parlarvi»; Agridemo, III.15.16: «Buongiorno, la mia giovane»), elemento che induce a collocare ancora nella medesima giornata gli avvenimenti posteriori al banchetto, compresi la scoperta degli intrighi di Poppiona (fine del secondo atto), l’arrivo di Niccoletto e lo scioglimento della vicenda, che sembrano inserirsi nella medesima sequenza cronologica. La commedia appare, pertanto, concentrata entro un arco temporale ristretto, verosimilmente coincidente con una sola giornata. |
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36. Luogo
Sì
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37. Circostanze spaziali
L’azione viene collocata esplicitamente in una strada in cui si trova il forno (I.1-4; nuovamente anche in I.15). Successivamente, l’ambientazione si sposta in uno spazio cittadino non meglio definito (I.5), quindi in una strada nella quale il forno non è presente (I.11), per tornare, poi, nella bottega del fornaio (I.12.26; I.15.33). L’atto II si apre in uno spazio più intimo, quello di una camera (II.1-4), per poi riportare l’azione nella strada del forno (II.5-6) e, successivamente, in un cortile, che fa da sfondo a diverse scene (II.7-10). In una camera avviene, quindi, l’incontro tra Leandro e Simplicia (II.11), cui si aggiunge Poppiona nella scena successiva (II.12), mentre Agridemo assiste di nascosto al loro dialogo nella sequenza scenica seguente (II.13). L’atto si conclude con il ritorno degli attori nella strada del forno (II.14-15), ambientazione in cui si apre anche l’atto successivo (III.1-3). All’inizio del terzo atto i personaggi compaiono nuovamente in uno spazio cittadino non meglio definito, come già accaduto nel primo atto (III.4). Nelle scene successive il luogo non è precisato, ma i personaggi si trovano certamente fuori della casa di Agridemo, come suggerisce l’invito rivolto da quest’ultimo a Simplicia: «Andiamo a casa» (III.6.65); tale situazione si prolunga per le scene III.5-6. Successivamente, l’azione torna nella strada dove si trova la bottega del fornaio (III.7) e si svolge, poi, sotto la casa di Agridemo e Simplicia (III.8-10), dalla quale la giovane si affaccia alla finestra alla fine della scena ottava (III.8.13). La vicenda ritorna, quindi, nella strada antistante il forno (III.11-12), per trasferirsi nuovamente in una camera della casa di Agridemo, dove si sviluppa l’inganno della serva, impersonata da Rattoppa (III.13-15). Segue un’ulteriore ambientazione, finora non incontrata, ovvero quella del bosco, che fa da sfondo alle scene successive (III.16-18). Infine, la commedia ritorna alla strada del forno (III.19-23), dove si conclude. |
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38. Azione
Sì
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39. Circostanze particolari dello sviluppo dell'argomento
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| VII. Elementi materiali, performativi e didascalici |
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40. Uso di oggetti particolari
Gli anelli che Simplicia e Leandro si scambiano simboleggiano la promessa di un futuro matrimonio e alimentano la speranza dei due innamorati di realizzare il proprio desiderio, nonostante l’ingombrante e ostile presenza di Agridemo. Lo scambio avviene in II.13, una scena che racchiude già, in sé, gli sviluppi principali della commedia. Poppiona assiste alla promessa dei due giovani e si impegna ad aiutarli, assicurando loro che troverà il modo di risolvere la situazione e favorire i loro incontri. Agridemo, tuttavia, ascolta di nascosto la conversazione e, quando Leandro si sfila l’anello per consegnarlo a Simplicia, reagisce con furia: caccia il giovane, proibisce a Simplicia di rivederlo e, dunque, si mette alla ricerca di Poppiona, che nel frattempo è fuggita per sottrarsi all’ira del padrone. |
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41. Uso di effetti sonori e musicali
Alla fine della scena ottava del terzo atto, Rattoppa, fingendosi ciarlatano per attirare l’attenzione di Simplicia, canta sotto casa di Agridemo (III.8.13). L’unica altra inserzione canora della commedia ricorre nel terzo atto (III.17.1, III.17.3), quando Agridemo, nel bosco con Palandrone, ode una canzone che racconta di un contadino intento a deridere un vecchio atteggiatosi a innamorato. Agridemo ritiene che a cantarla sia Becarello, figlio del suo contadino (cfr. III.17.3). |
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42. Uso di effetti speciali
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43. Scena con ampia presenza di personaggi
La distribuzione dei personaggi nelle scene presenta una notevole varietà, alternando momenti di solitudine scenica e dialoghi a due a situazioni progressivamente più affollate, fino alla compresenza dell’intero organico nella scena conclusiva dell’opera. Le scene con un numero elevato di personaggi sono numerose e si concentrano soprattutto nella bottega dei fornai o nelle sue immediate vicinanze. In questo gruppo di azioni sceniche fanno apparizione con regolarità i due fornai e le serve Cuttremola e Fregola: in I.2, I.15 e II.5 compaiono, ad esempio, quattro personaggi (Palandrone, Palandra, Fregola e Cuttremola); in I.3 si aggiunge Poppiona, portando il numero a cinque; in I.4 e III.12 interviene anche Rattoppa, che determina una compresenza di sei personaggi. La presenza simultanea di quattro personaggi si riscontra, inoltre, in II.6 (Agridemo, Palandrone, Rattoppa e Leandro), II.13 (Agridemo, Poppiona, Simplicia e Leandro), III.11 (Palandra, Cuttremola, Fregola e Poppiona), III.14 (Fregola, Cuttremola, Agridemo e Simplicia) e III.20 (Simplicia, Rattoppa, Fregola e Cuttremola). La progressione prosegue con la scena II.14, che riunisce cinque personaggi – Palandra, Palandrone, Rattoppa, Fregola e Cuttremola – e soprattutto con II.15, significativa perché chiude l’atto centrale con sei personaggi in scena. In questa occasione Poppiona fugge da Agridemo e si dirige verso la strada del forno, dove si trovano già, dalla scena precedente, Rattoppa, Palandra, Palandrone, Fregola e Cuttremola. Lo spazio del forno si conferma, così, come principale punto di convergenza dei personaggi e luogo privilegiato delle scene collettive. Nel terzo atto la presenza scenica raggiunge un ulteriore grado di affollamento: la scena III.21 riunisce sette personaggi (Leandro, Poppiona, Palandrone, Fregola, Cuttremola, Rattoppa e Simplicia), mentre la scena conclusiva (III.23) presenta, contemporaneamente, tutti e dieci i personaggi della commedia. La concentrazione dell’intero organico nel finale conferisce alla conclusione una marcata dimensione corale. |
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44. Didascalie di particolare importanza
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| VIII. Prima recita |
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45. Prima recita
Non documentata. Né l’editio princeps a stampa del 1751, né le altre due edizioni della commedia, né le fonti consultate forniscono notizie su città, sede, compagnia, data e numero di repliche. |
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46. Altre recite nel Settecento
Non documentate. |
| IX. Il testo in Goldoni |
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47. Riferimenti, diretti o indiretti, al testo o al suo autore presenti negli scritti o nelle opere di Goldoni
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48. Aspetti del testo particolarmente rilevanti in rapporto con il teatro goldoniano.
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| X. Altri eventuali dati d'importanza presenti nei paratesti proemiali e altre osservazioni d'interesse |
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49. Dati dei paratesti
Nell’editio princeps della commedia (Siena, Francesco Rossi, 1751), inserita, insieme a Il geloso in gabbia, nel secondo tomo dell’edizione delle opere di Nelli iniziata a Lucca presso Marescandoli, compare una lettera dedicatoria di Francesco Rossi all’illustre marchese Carlo Maria Bichi. Nel testo, Rossi ricorda il favore incontrato dalle precedenti commedie di Nelli e segnala che Le serve al forno e Il geloso in gabbia recano entrambe il nome del marchese quale dedicatario. La lettera non fornisce, tuttavia, indicazioni specifiche sulla genesi o sulla rappresentazione della commedia, ma testimonia l’interesse dell’editore per la pubblicazione e la promozione del teatro comico contemporaneo. D’altra parte, il volume non contiene alcuna prefazione autoriale, avvertenza o appello al lettore. Nell’edizione Zanichelli delle Commedie è riprodotta nuovamente la lettera dedicatoria firmata da Rossi; va segnalato, a ogni modo, che nell’A chi legge anteposto a un’altra opera inserita nel tomo, Gli allievi delle vedove, compaiono osservazioni di carattere generale sulla poetica dell’autore e viene esplicitamente menzionata Le serve al forno, all’interno di un elenco di altre opere accomunate dalla rappresentazione di caratteri e costumi. Nelli rivendica, come tratto comune delle sue opere lì elencate, la funzione morale del testo teatrale, intesa come raffigurazione verosimile di tipi sociali. Merita attenzione la disposizione del materiale nella seconda edizione della commedia (Milano, Federico Agnelli, 1762). Sebbene l’A chi legge di Nelli sia sempre da ritenersi come formalmente premesso a Gli allievi di vedove, tale commedia occupa, in questo volume a stampa, la posizione iniziale, sicché il testo programmatico di Nelli viene a svolgere una funzione introduttiva rispetto all’intera raccolta, comprendente anche Le serve al forno e Il geloso in gabbia. La scelta appare ancora più significativa in quanto, nel corso dello scritto, l’autore richiama esplicitamente, tra le altre, proprio queste commedie. Diversa risulta, invece, la soluzione adottata da Moretti nell’edizione Zanichelli, dove Le serve al forno e Il geloso in gabbia precedono Gli allievi di vedove e, dunque, l’A chi legge, cosa che restringe, in parte, la portata introduttiva del testo rispetto alla soluzione adottata nell’edizione Agnelli del 1762. Nell’A chi legge, Nelli afferma che tali commedie possono essere «lette o messe in palco», «in questo, o in qualunque altra città», formulazione che conferma la loro destinazione scenica e la pretesa universalità dei caratteri rappresentati, senza tuttavia fornire indicazioni su specifiche occasioni di rappresentazione. |
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50. Osservazioni
Per quanto concerne la ricezione critica, nelle Avvertenze premesse al primo volume delle Commedie (Alcibiade Moretti, 1883, pp. I-XI), l’editore individua in Jacopo Angelo Nelli uno degli autori più vicini a Carlo Goldoni tra i suoi predecessori. Moretti ne sottolinea, inoltre, l’autonomia rispetto ai modelli molieriani e ne loda la naturalezza del dialogo, la vivacità dello stile e l’efficacia nella costruzione della caratterizzazione dei personaggi. Tali osservazioni, tuttavia, riguardano l’insieme della produzione comica dell’autore e non sono specificamente rivolte a Le serve al forno. |