| I. Titolo e dati bibliografici | ||
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00. Schedatore/Schedatrice
Bisi, Monica
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01. Autore
Becelli, Giulio Cesare
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02. Titolo
Falsi letterati, Li
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03. Titolo completo
Li falsi letterati. Commedia |
04. Manoscritti
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05. Edizioni utilizzate
Li falsi letterati. Commedia, Verona, Jacopo Vallarsi, 1740. |
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| II. Tipo | ||
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06. Genere
Commedia. |
06. Sottogenere
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07. Generi interni
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| III. Personaggi e rapporti |
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08. Elenco dei personaggi
Lisetta, cameriera; Panfilo, cameriere; Flaminia, padrona; Fabio, poeta; Celio, filosofo; Quinto, geometra; Ansaldo, mezzocritico; Lelio, capitano; Beatrice, balia; Masuccio, servo. |
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09. Protagonisti
Lisetta; Panfilo; Flaminia. |
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10. Personaggi e maschere della commedia dell’arte o da essi derivati
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11. Valore allusivo dei nomi dei personaggi
Celio porta un nome che getta luce ironica sulla sua qualifica, alludendo alla poca serietà di chi si professa filosofo; Quinto viene ironicamente identificato con un nome che rimanda all’esattezza numerica caratteristica dei veri geometri e che si manifesta invece carente nel personaggio. |
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12. Rapporti fra i personaggi
Lisetta-Panfilo: innamorati e servi di Flaminia; Flaminia-Lisetta: padrona e serva, si scoprono poi essere madre e figlia; Flaminia-Lelio: cugini; Lelio-Panfilo: padre e figlio; Fabio e Celio, letterati innamorati di Lisetta; Quinto e Ansaldo, letterati innamorati di Flaminia; Beatrice, balia di Lisetta e Panfilo; Masuccio, servo di Lelio. |
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13. Personaggi speculari
Fabio e Celio, giovani e innamorati di Lisetta al pari di Panfilo, si oppongono a lui sia a causa del conteso oggetto d’amore, sia per la loro levatura morale, decisamente inferiore rispetto a quella del cameriere. |
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14. Soliloqui e monologhi di particolare importanza
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15. Dialoghi e successioni di monologhi di particolare importanza
Lisetta-Panfilo, natura (vera e presunta) dei letterati ospitati da Flaminia (I.1); Flaminia-Lisetta, idem (I.3); Flaminia-Ansaldo- Fabio-Celio, prodezze degli stampatori e annuncio di nuove opere in una sorta di parodia del ‘fare Accademia’ (II). |
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16. Uso particolarmente rilevante degli a parte
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17. Personaggi che parlano solo in verso
Tutti. |
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18. Personaggi che parlano solo in prosa
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19. Personaggi che parlano a soggetto
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20. Personaggi che alternano testo scritto e improvvisazione
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21. Personaggi che parlano solo in italiano
Tutti. |
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22. Personaggi che parlano solo in dialetto, in forme di italiano regionale o storpiato, o in una lingua straniera
In I.7 Celio impiega alcune formule latine, tecnicismi che appartengono al linguaggio filosofico. |
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23. Uso significativo e iterativo di figure retoriche o risorse simili
Fabio: parodia (I.7.54) capovolge il v. di Petrarca «Benedetto sia ’l giorno, e ’l mese e l’anno» (RVF, LXI), citando Becelli stesso (G.C. Becelli, Il Gonnella. Canti XII; con gli argomenti di ciascun canto, Verona, Ramanzoni, 1739, canto VI); stessa cosa fa Panfilo (IV.1.4); Ansaldo: metafora (I.8.34) che esprime il carattere utilitario del suo ‘amore’ per Flaminia; Ansaldo: iperbole (finalizzata all’ironia da parte dell’autore, II.81-92): sugli stampatori e sulla loro necessaria presenza in ogni casa di una certa città; Ansaldo (leggendo): similitudine (II.261-262) che paragona il pubblico dei letterati agli animali; Ansaldo: ironia che paragona l’Accademia ad un «atto di Comedia» (II.359-360); Panfilo: ironia sulle dispute letterarie (III.3.11-17; 20-21); Lisetta: ironia (IV.4) nel congedare aspramente il poeta e il filosofo; Flaminia: decezione (IV.5.41-48) per mandare «alla forca» i letterati; Fabio: similitudine (II.172-174) che paragona gli stampatori ai cani; Fabio ironia attraverso paradosso (V.4.2): dice al geometra di vederlo «fuor di squadra e di misura»; Lisetta e Panfilo di fronte a Lelio e Flaminia: equivoco (V.6). Si notino anche alcune citazioni letterarie più o meno fedeli, pronunciate da personaggi umili o da quelli contro i quali è diretta l’ironia, ad esempio dalla nutrice Beatrice (V.2.37: «Vedi che il pover uom qual bestia adombra»), che cita approssimativamente Inferno II,48, o da Fabio (V.4.9) che cita letteralmente Ariosto «Le donne, i cavalier, l’armi, gli amori» ma in un contesto di sconfitta della propria arte. |
| IV. Intreccio |
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24. Riassunto dell’argomento del testo
Flaminia, nobildonna genovese della famiglia Coriandoli, vedova e da molti anni ignara della sorte dell’unica figlia dopo che quest’ultima, bambina, è stata rapita dai corsari insieme alla sua balia e al cugino, vive in solitudine nel proprio palazzo e per colmare il vuoto degli affetti, diversamente da quanto è costume nel suo ceto, si dedica a coltivare il sapere, in particolare letteratura e filosofia. Per questo ospita spesso alcuni sedicenti letterati, i giovani Fabio e Celio e i più maturi Quinto e Ansaldo, goffi e inadeguati rappresentanti, rispettivamente, delle categorie dei poeti, dei filosofi, dei geometri e dei critici e mal sopportati dai due servi, Lisetta e Panfilo, giovinetti e innamorati l’una dell’altro. La loro ignoranza e la loro inclinazione all’utile tanto da fare della letteratura un mero pretesto per conquistare altre mete si palesano molto presto dai loro discorsi: Fabio e Celio si dichiarano interessati a Lisetta mentre Quinto e Ansaldo alla padrona o, meglio, alla sua dote. L’arrivo di Lelio, cugino di Flaminia, che viene a svelarle che la serva Lisetta altri non è che la figlia rapita dai corsari e poi più volte venduta fino al suo ritorno a Genova e il successivo riconoscimento di Panfilo quale figlio di Lelio riporta gli affetti famigliari al centro della vita di Flaminia, che, riconosciuta la loro inanità, congeda non senza asprezza i suoi due pretendenti, come fa anche Lisetta, la quale può finalmente sposare Panfilo. |
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25. Tema principale
Denuncia dell’ipocrisia, dell’avidità, della meschina superficialità di coloro che si atteggiano a uomini di cultura e vivono da parassiti nelle case di nobili ignoranti. |
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26. Temi secondari
Ironia sulla credulità (e sull’ignoranza) di nobildonne ricche e prive di occupazioni che si improvvisano amanti delle belle lettere. |
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27. Comicità
L’argomento più frequente atto a suscitare ilarità riguarda la meschinità dei sedicenti letterati, il cui linguaggio affettato e rigidamente argomentativo contrasta con contenuti bassi e con modi di fare improntati all’utilitarismo, che rivelano la natura mercenaria di cui si è macchiato il mestiere di letterato. |
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28. Elementi polemici, satirici e parodici
Utilitarismo dei letterati (I.1-6); loro ignoranza (I.5,7; III.3); furbizia degli stampatori (II.81-92 e 150-168); basse aspettative del pubblico (II.261-262); funzione morale della letteratura (II.1.190-213); manuale per diventare letterato famoso (II.1.218-278). |
| V. Luogo e tempo |
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29. Luogo generale
Genova, palazzo Coriandoli. |
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30. Cambiamenti di luogo
L’azione si svolge nelle stanze di palazzo Coriandoli a Genova. Solo V.1-2 si svolgono all’esterno, davanti al medesimo palazzo. |
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31. Durata totale dell’azione
Una giornata.
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32. Soluzione di continuità temporale fra gli atti o fra le scene
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33. Indicazioni esplicite sul momento temporale presenti nelle battute o nelle didascalie
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| VI. Rispetto della regola delle tre unità | |
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34. Tempo
Sì
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35. Circostanze temporali
L’azione si svolge nell’arco di una giornata. |
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36. Luogo
Sì
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37. Circostanze spaziali
L’azione si svolge prevalentemente all’interno del palazzo Coriandoli, solo alla fine (V.1,2) si sposta all’esterno per l’arrivo della balia Beatrice e del servo Masuccio. |
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38. Azione
Sì
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39. Circostanze particolari dello sviluppo dell’argomento
Tutto si svolge intorno al corteggiamento, da un lato, di Lisetta da parte di Celio e di Fabio —ignari del suo amore ricambiato per Panfilo— e, dall’altro, di Flaminia da parte di Ansaldo e Quinto, fino all’agnizione di Lisetta e Panfilo quali figli rispettivamente di Flaminia e del sopraggiunto cugino Lelio e la conseguente cacciata dei letterati dalla casa. |
| VII. Elementi materiali, performativi e didascalici |
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40. Uso di oggetti particolari
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41. Uso di effetti sonori e musicali
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42. Uso di effetti speciali
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43. Scena con ampia presenza di personaggi
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44. Didascalie di particolare importanza
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| VIII. Prima recita |
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45. Prima recita
Mai rappresentata. |
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46. Altre recite nel Settecento
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| IX. Il testo in Goldoni |
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47. Riferimenti, diretti o indiretti, al testo o al suo autore presenti negli scritti o nelle opere di Goldoni
Non ci sono riferimenti espliciti al testo o al suo autore nelle opere di Goldoni, ma si possono riconoscere alcune analogie fra Li falsi letterati e la goldoniana Il poeta fanatico (1750), appartenenti entrambe al genere di commedie in cui, metaletterariamente, i poeti e la poesia vengono messi a tema e sempre in ridicolo, come dichiarano espressamente gli autori. |
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48. Aspetti del testo particolarmente rilevanti in rapporto con il teatro goldoniano.
Lettura e discussione di sonetti composti dai personaggi medesimi (Li falsi letterati II; Il poeta fanatico I.2). |
| X. Altri eventuali dati d’importanza presenti nei paratesti proemiali e altre osservazioni d’interesse |
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49. Dati dei paratesti
Nella dedica al conte Ottolino Ottolini Becelli dichiara di voler notare «alcuni difetti e taccherelle della moderna letteratura», come farà anche Goldoni nella già citata introduzione a Il poeta fanatico. Alla critica ai letterati Becelli affianca una buona dose di ironia anche su se stesso e sulla propria opera, la cui ipotetica destinazione nella biblioteca del conte anticipa quella che sarà propria di alcuni libri nel corso della commedia stessa. L’autoironia di Becelli si inserisce nel suo progetto di non denunciare apertamente i vizi dei letterati, ma di suggerirli con eleganza, secondo un detto attribuito a Boccaccio, per cui i motti «come la pecora morde, deono così mordere l’uditore» (p. V), detto che conosce molteplici declinazioni e grande diffusione soprattutto nella letteratura dei secoli XVII e XVIII. |
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50. Osservazioni
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