| I. Titolo e dati bibliografici | ||
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00. Schedatore/Schedatrice
Gregores Pereira, Paula
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01. Autore
Maffei, Scipione
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02. Titolo
Cerimonie, Le
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03. Titolo completo
Le cerimonie. Commedia. |
04. Manoscritti
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05. Edizioni utilizzate
[Scipione Maffei], Le cerimonie, Venezia, Bonifacio Viezzeri, 1728. [Scipione Maffei], Le cerimonie, Venezia-Lucca, Salvatore e Giandomenico Marescandoli, 1728. [Scipione Maffei], Le cerimonie, Bologna, Lelio dalla Volpe, s. a. Scipione Maffei, Le cerimonie, in Teatro del Sig. Marchese Scipione Maffei, Verona, Gio. Aberto Tumermani, 1730, pp. 85-189. |
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| II. Tipo | ||
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06. Genere
Commedia. |
06. Sottogenere
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07. Generi interni
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| III. Personaggi e rapporti |
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08. Elenco dei personaggi
Orazio, Leandro, Bruno, Camilla, Antea, Vispo, Aurelia, Massimo, Trespolo. |
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09. Protagonisti
Orazio, Camilla. Attorno a questi due personaggi si sviluppa tutta l’azione. |
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10. Personaggi e maschere della commedia dell’arte o da essi derivati
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11. Valore allusivo dei nomi dei personaggi
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12. Rapporti fra i personaggi
Orazio-Camilla: promessi sposi; Leandro, padre di Orazio; Antea, madre di Camilla; Massimo, zio di Aurelia; Bruno, servitore di Orazio e di Leandro; Trespolo, servitore di Aurelia e di Massimo; Vispo, servitore di Antea e Camilla. |
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13. Personaggi speculari
Orazio e Antea possono essere considerati personaggi speculari dato che incarnano i due modi opposti di considerare le “cerimonie” e le convenzioni sociali: Antea le venera mentre invece Orazio le rifiuta. |
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14. Soliloqui e monologhi di particolare importanza
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15. Dialoghi e successioni di monologhi di particolare importanza
III.1, Leandro e Orazio, sulla cerimoniosità. |
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16. Uso particolarmente rilevante degli a parte
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17. Personaggi che parlano solo in verso
Tutti. |
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18. Personaggi che parlano solo in prosa
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19. Personaggi che parlano a soggetto
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20. Personaggi che alternano testo scritto e improvvisazione
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21. Personaggi che parlano solo in italiano
Tutti. |
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22. Personaggi che parlano solo in dialetto, in forme di italiano regionale o storpiato, o in una lingua straniera
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23. Uso significativo e iterativo di figure retoriche o risorse simili
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| IV. Intreccio |
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24. Riassunto dell’argomento del testo
Atto I. Orazio, tornato da Parigi nella sua città natale per sposare Aurelia secondo la volontà del padre Leandro, manifesta fin da subito il suo disgusto per le eccessive formalità sociali dopo un incontro con un uomo troppo cerimonioso. In piazza, incrocia Camilla (accompagnata da sua madre, Antea) e se ne invaghisce. Si avvia una conversazione (continuamente ostacolata dalle esagerate regole della cortesia che Antea vuole rispettare e che irritano, invece, Orazio) che permette a Orazio di apprendere che Camilla è già stata promessa in sposa ad un altro uomo. Arriva Bruno, servitore di Orazio. I due uomini si avviano verso casa, mentre Camilla e Antea continuano a parlare di lui, rivelando (al lettore) che Camilla è promessa sposa a Massimo, zio di Aurelia. Atto II. Aurelia compare per la prima volta in scena, e viene rappresentata come una donna particolarmente formale, e, dunque, diametralmente opposta a Orazio, che invece cerca di evitare le visite e gli omaggi di rito che i gentiluomini della città gli stanno offrendo in maniera eccessiva. Leandro, il padre di Orazio, si presenta da Aurelia per comunicarle che presto suo figlio andrà a riverirla e le porterà vari regali, fra cui un ventaglio alquanto particolare. Orazio, a sua volta, inconsapevole di questa conversazione, chiede a Bruno di salutargli Camilla e di portarle il ventaglio in omaggio, dato che, anche se sta per sposare Aurelia, il suo futuro e prossimo legame matrimoniale non gli vieta di poter guardare un’altra donna. Quando finalmente avviene l’incontro tra Orazio ed Aurelia, questi la trova rigida e artificiosa, tanto da decidere di rinviare il matrimonio con il pretesto di un viaggio in Italia, decisione che lascia sconcertati tutti gli altri personaggi. Atto III. Leandro tenta di persuadere Orazio ad accettare le nozze con Aurelia, ma il figlio rifiuta. Intanto Orazio fa visita a Camilla, la quale, pur cercando di mantenere un certo decoro, fa intendere che ricambia i suoi sentimenti. I due, dunque, si mettono d’accordo per fissare un appuntamento serale per parlarne. Una volta uscito di scena Orazio, Massimo incontra Camilla per corteggiarla, ma lei cerca di evitarlo. Orazio viene richiamato a casa –grazie all’intervento di Leandro e Bruno – per la firma dei contratti nuziali, ma si comporta in modo talmente bizzarro e provocatorio –spingendosi persino al punto di entrare da una finestra pur di evitare le porte “troppo cerimoniose” – che Massimo rompe il fidanzamento, ritenendolo folle. Atto IV. Trespolo racconta a Camilla quanto capitato in precedenza: Bruno ha fatto credere a Massimo e ad Aurelia che l’atteggiamento di Orazio era stato frutto di una scommessa e li convince a riunirsi nuovamente poco dopo per firmare definitivamente gli accordi matrimoniali. Intanto Orazio viene inseguito da una folla di personaggi che lo travolgono con saluti e cerimonie man mano più assurdi, che lo portano a perdere tempo, impedendogli di incontrare Camilla e di presentarsi a casa, aggravando la confusione generale. Atto V. Camilla, convinta di essere stata ingannata da Orazio, decide di non parlargli più. Tutti si preparano alle doppie nozze di Orazio con Aurelia e di Camilla con Massimo, ma durante la cerimonia finale Orazio riesce a chiarire l’equivoco del ventaglio e a riconciliarsi con Camilla. Su consiglio di Antea – paradossalmente la più legata alle formalità – Orazio sfrutta una regola cerimoniale utile a sciogliere l’inganno: dà la mano e la fede a Camilla, compiendo così il gesto che sancisce il vero matrimonio. Scoperto l’inganno, Aurelia e Massimo reagiscono con sdegno, ma Orazio e Camilla restano uniti, mentre coloro che hanno più a cuore le convenzioni sociali rimangono, appunto, prigionieri della loro stessa ‘cerimonialità’. |
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25. Tema principale
La necessità, o meno, delle convenzioni sociali. |
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26. Temi secondari
Amore. |
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27. Comicità
La comicità nasce principalmente dall’esagerato uso della cerimoniosità caratterizzante la maggioranza dei personaggi: infiniti saluti, scambi di cortesie, formule e convenevoli che si moltiplicano fino al ridicolo e arrivano a generare malintesi ed equivoci legati all’eccesso di formalità. |
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28. Elementi polemici, satirici e parodici
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| V. Luogo e tempo |
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29. Luogo generale
Città indeterminata. |
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30. Cambiamenti di luogo
Una piazzetta in una città indeterminata (cfr. § 37). |
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31. Durata totale dell’azione
Una giornata. L’azione comincia all’alba e si protrae fino alla notte del giorno stesso.
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32. Soluzione di continuità temporale fra gli atti o fra le scene
Tra l’atto II e l’atto III trascorre un breve lasso di tempo, giusto quello necessario affinché Leandro venga a sapere del rifiuto di Orazio di sposare Aurelia e possa intervenire; tra l’atto III e l’atto IV c’è anche un piccolo salto temporale, anche breve.
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33. Indicazioni esplicite sul momento temporale presenti nelle battute o nelle didascalie
Antea, I.2.127: «così di buon mattino»; Massimo, I.5.42: «Io gli ho parlato ieri sera»; Camilla, I.5.44-45: «Ma noi l’abbiamo / veduto qui or ora»; Aurelia e Massimo, II.6.2-3: «aur. E quando/ soscriverassi il contratto? mas. Oggi pure»; Vispo, III.3.53-54: «basta che / verso sera ritrovisi in quel vicolo»; Aurelia, IV.2.6-7: «benchè siamo state insieme / stamattina»; Massimo, IV.2.39-41 «Stamattina / quando Leandro mi parlò delle cose / portate da Parigi»; Camilla, IV.2.68-69 «se viene / a parlarmi sta sera come ha detto»; Leandro, IV.6.32-36 «Tu / impalmerai questa sera la tua / sposa […] / tu non mancar fra mez’oretta d’esservi»»; Orazio, IV.11.3-4: «ma io ho posto un ordine per le / ventiquattro»; Bruno, IV.11.5-6: «Non è più a tempo s’era alle ventiquattro. /È già un’ora di notte». |
| VI. Rispetto della regola delle tre unità | |
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34. Tempo
Sì
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35. Circostanze temporali
L’azione si svolge interamente nell’arco di una giornata. |
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36. Luogo
Sì
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37. Circostanze spaziali
L’azione viene collocata esplicitamente in una piccola piazza all’inizio dell’atto I («Ci possiamo arrestare un poco in questa piazzetta»; I.1.2) e non ci sono indizi che indichino uno spostamento. Tuttavia, in una scena nell’atto III, si produce, più che un cambiamento, un ampliamento della scena, indicato come segue in apertura della scena sesta: «Si apre l’orizonte e si vede una loggia della casa di Massimo» (III.6). |
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38. Azione
Sì
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39. Circostanze particolari dello sviluppo dell’argomento
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| VII. Elementi materiali, performativi e didascalici |
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40. Uso di oggetti particolari
Il ventaglio è un oggetto fondamentale per lo sviluppo della trama. I ventagli che compaiono nella vicenda sono due, differenti. Il primo ventaglio è quello di Camilla, che compare per la prima volta in I.2, quando questo cade a Camilla e Orazio lo raccoglie. Tale evento coincide con il momento del loro primo incontro e della reciproca conoscenza. Tuttavia, il ventaglio più rilevante per lo sviluppo della trama è quello di proprietà di Orazio, che lui stesso porta con sé da Parigi e che regala a Camilla anche se era stato, in realtà, promesso ad Aurelia, la quale, quando poi in IV.2 lo nota in mano a Camilla, capisce che Orazio non è interessato a lei, bensì all’altra donna). |
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41. Uso di effetti sonori e musicali
Alla fine dell’atto IV si fa riferimento a un ballo: «Segue ballo in riverenza di varie maniere». |
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42. Uso di effetti speciali
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43. Scena con ampia presenza di personaggi
Sono scarse le scene con un’ampia presenza di personaggi, dal momento che questi si presentano regolarmente in combinazioni di due o tre. Fanno eccezione alcune scene particolari, collocate, come di consueto, a fine atto e in coincidenza con le riunioni organizzate per concordare gli accordi matrimoniali. È il caso di I.6, in cui compaiono quattro personaggi (Massimo, Aurelia, Orazio e Bruno); di III.6, in cui appaiono simultaneamente cinque personaggi (Leandro, Aurelia, Massimo, Trespolo e Orazio); e delle scene V.6 e 7, in cui arrivano a essere in scena ben nove personaggi (in V.6 compaiono Antea, Camilla, Vispo, Aurelio, Massimo e Trespolo, personaggi a cui si aggiungono, in V.7, Leandro, Orazio e Bruno). |
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44. Didascalie di particolare importanza
Le didascalie non risultano particolarmente rilevanti, anche se alcune di queste, nonostante la loro brevità, si presentano come fondamentali per trasmettere la devozione nei confronti delle cerimonie da parte di alcuni personaggi (e, dunque, utili per generare comicità), come nel caso di quella presente in II.6: «qui Aurelia viene a presentarsi con profonda riverenza fatta adagio adagio». |
| VIII. Prima recita |
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45. Prima recita
Nell’Al lettore firmato da Giulio Cesare Becelli, che precede l’edizione presente nel Teatro italiano del 1730 (che abbiamo elencato in § 5), si fa riferimento, a p. 90, a una recita. Viene detto che la commedia «recitasi a Venezia l’anno 1728 nel carnovale da comici» e che «fu voluta dieci volte seguitamente, con sceltissimo e grandissimo concorso e con ugual diletto ed applauso» (p. 90). Anche Carmelo Alberti riporta notizie di questa recita (Carmelo Alberti, La scena veneziana nell'età di Goldoni, Roma, Bulzoni, 1990, p. 60). |
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46. Altre recite nel Settecento
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| IX. Il testo in Goldoni |
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47. Riferimenti, diretti o indiretti, al testo o al suo autore presenti negli scritti o nelle opere di Goldoni
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48. Aspetti del testo particolarmente rilevanti in rapporto con il teatro goldoniano.
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| X. Altri eventuali dati d’importanza presenti nei paratesti proemiali e altre osservazioni d’interesse |
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49. Dati dei paratesti
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50. Osservazioni
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